Unimore, pubblicato un importante studio sui parti prematuri

Uno studio condotto da ricercatori di Unimore e Policlinico su donne dimesse dall’ospedale dopo la risoluzione della minaccia di parto pretermine dimostra l’inefficacia dell’uso di progestinici. I risultati pubblicati sulla rivista Obstetrics & Gynecology

Da ricercatori Unimore la sfida per migliorare la prevenzione delle nascite troppo precoci. Attraverso uno studio, coordinato dal prof. Fabio Facchinetti, Direttore della Struttura Complessa di Ginecologia ed Ostetricia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena, denominato Protect, si è affrontato il problema rilevante delle gravide che vengono dimesse dall’ospedale dopo la risoluzione della minaccia di parto pretermine. Quale strategia – ci si è interrogati – è più appropriata per evitare che le contrazioni si ripresentino e di conseguenza le donne partoriscano precocemente, soprattutto quelle con un raccorciamento del collo dell’utero?

Prima della conduzione di questo studio, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Obstetrics & Gynecology, le indicazioni degli specialisti non erano univoche. La letteratura scientifica al riguardo forniva risposte incerte sull’efficacia degli interventi da utilizzare ed in assenza di chiare evidenze scientifiche i ginecologi hanno adottato comportamenti eterogenei. Alcuni hanno preferito affrontare il quesito clinico attraverso un monitoraggio più intensivo delle gravide, altri hanno privilegiato la somministrazione intramuscolare o vaginale di farmaci, in particolare i progestinici, come trattamento preventivo.
 
“Data l’incertezza esistente - sottolinea il prof. Fabio Facchinetti di Unimore - abbiamo deciso di condurre uno studio clinico controllato randomizzato che consentisse di valutare l’efficacia e la sicurezza dei diversi approcci comunemente seguiti nella pratica clinica, ovvero l’utilizzo dei progestinici e del semplice monitoraggio”.

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Lo studio ha coinvolto 5 centri italiani e 254 gravide. Il gruppo di ricerca di Modena si è occupato del coordinamento dello studio e della gestione centralizzata dei dati e della loro analisi, grazie al coinvolgimento dell’Unità di Supporto Metodologico diretta dal prof. Roberto D’Amico, docente di Statistica Medica presso l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia e consulente del Servizio Formazione Ricerca e Innovazione dell’AOU Policlinico di Modena.
 
Lo studio ha messo in evidenza che nessuno dei progestinici ha diminuito il numero di nati pretermine, come invece ci si poteva attendere. “Abbiamo però chiarito il ruolo di questi farmaci - continua il prof. Fabio Facchinetti - i quali sono efficaci per prevenire il parto pretermine se somministrati in donne asintomatiche ma che presentano fattori di rischio (pregresso parto pretermine o il raccorciamento del collo dell’utero in assenza di attività contrattile) tanto che AIFA li ha inseriti recentemente fra quelli a carico del SSN. Gli stessi farmaci possono risultare addirittura dannosi, invece, se utilizzati nelle donne dimesse dall’ospedale dopo l’episodio risolto di minaccia pretermine come trattamento per prevenire l’ulteriore raccorciamento del collo dell’utero e la ricomparsa di contrazioni”
 
Lo studio suggerisce che in queste donne l’approccio terapeutico basato sul solo monitoraggio sembra essere al momento quello più appropriato. I risultati dello studio PROTECT forniscono un importante contributo alle attuali conoscenze scientifiche su efficacia e sicurezza dei farmaci in gravidanza e stimolano riflessioni su dove e come indirizzare la ricerca futura per la prevenzione delle nascite troppo precoci.

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