Carcere, dopo le violenze la visita del garante che sminuisce: “Serve tempo”

Mentre gli agenti di Polizia Penitenziaria finiscono in infermeria a giorni alterni, il Garante Regionale promuove l'organizzazione del carcere di Modena e minimizza i fatti. Soddisfazione per l'arrivo del Magistrato di Sorveglianza e per le condizioni di vita dei carcerati

Dopo i fatti violenti dei giorni e dei mesi scorsi – che hanno visto ripetute aggressioni ai danni degli agenti di Polizia Penitenziaria – arriva a Sant'Anna il Garante Desi Bruno, figura di Garanzia dell'Assemblea legislativa. Da un punto di vista diametralmente opposto a quello della Penitenziaria, il Garande sancisce un giudizio assolutamente positivo sullla struttura modenese. “Si sono registrate numerose risposte alle istanze presentate dai detenuti - segnala Bruno con riferimento all'arrivo del Magistrato di Sorveglianza che mancava ormai da tempo - anche se resta ingente il carico di lavoro accumulato da quando manca un magistrato che abbia la piena titolarità della funzione”.

A preoccupare la Garante erano “le notizie apparse nei giorni scorsi sulle aggressioni ai danni del personale della Polizia penitenziaria, pur nella loro evidente gravità, devono essere opportunamente contestualizzate nell’ambito di singoli episodi critici senza operare un automatico collegamento con la piena operatività del regime cosiddetto aperto”. Si tratta, infatti, di una novità “epocale” che, come tutte le novità, “necessita di tempo per essere compresa e per far crescere il livello di responsabilizzazione dei detenuti”, senza considerare, peraltro, che “uno degli ultimi episodi aggressivi pare essere cominciato dentro la cella”. 

Secondo la figura di Garanzia dell’Assemblea legislativa, quindi, “non si ritiene che possano essere intraprese iniziative che vadano nel senso di una regressione trattamentale, orientata alla riduzione della possibilità per i detenuti di passare il proprio tempo al di fuori della cella, ma si deve operare un consolidamento del nuovo modello detentivo, anche andando incontro alle esigenze di organico della Polizia penitenziaria”.

Nel complesso, si registra “una puntuale gestione del carcere, con un chiaro progetto d’istituto orientato nel senso della progressione trattamentale della popolazione detenuta e di un deciso impegno volto all’implementazione delle attività volte al reinserimento dei detenuti” anche se “purtroppo al momento non riesce compiutamente a dispiegarsi in ragione dell’oggettiva carenza di un’adeguata offerta trattamentale”. 

Sono infatti ampiamente sotto controllo i numeri relativi alle presenze: 360 di cui 24 donne, a fronte di una capienza regolamentare di 373. Sono circa 200 i condannati in via definitiva; 184 gli stranieri di cui 14 donne; 24 sono i detenuti ammessi a lavorare all’esterno; 1 detenuto in semilibertà; 1 semidetenuto. È operativa poi, riporta sempre la Garante, l’applicazione della disposizione relativa alla separazione fra imputati e condannati in via definitiva. All’interno della struttura vengono poi coltivati prodotti agricoli con il certificato biologico che vengono venduti alla Coop, si produce miele e sono presenti serre. Il numero del personale dell’area trattamentale è adeguato, con 7 educatori per circa 200 detenuti condannati in via definitiva, e inoltre si registra la presenza costante del volontariato presso l’istituto penitenziario modenese, “vero e proprio punto di riferimento per la popolazione detenuta”, assicura la Garante.

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