Confindustria Emilia alla prima assemblea: "Puntare su giovani e formazione"

Il presidente Alberto Vacchi ha tenuto a battesimo a Bolologna la neonata associazione, con un intervento all'insegna dell'ottimismo e al contempo della responsabilità: "Con l'occupazione giovanile che non cresce, dobbiamo prendere l'iniziativa"

Ottimista. A patto che ai grandi cambiamenti, tecnologici e demografici in atto si diano le risposte giuste. è un discorso che guarda al futuro quello di Alberto Vacchi, presidente di Confindustria Emilia, neonata associazione di rappresentanza nata dalla fusione delle federazioni di Bologna, Modena e Ferrara e che oggi vede la sua prima assemblea generale in occasione dell'apertura nel capoluogo emiliano di Farete. 

Nella relazione dell'imprenditore bolognese, che prende le redini dell'organizzazione nella fase di avvio (e fino a tutto il 2018) uno sguardo sui temi che sfidano l'economia nazionale e locale, dalla Brexit alle ricadute sul mercato del lavoro e sulla società degli effetti della rivoluzione tecnologica e digitale, che, si teme, modificherà i sistemi produttivi cancellando milioni di posti di lavoro. Non cedere alle cassandre che profetizzano un futuro in cui le macchine sostituiranno l'uomo, è l'invito di Vacchi. 

"I catastrofisti non tengono in considerazione quanto già accaduto in passato. La storia è molto più articolata e ci racconta che, su un orizzonte lungo le innovazioni tecnologiche hanno migliorato la qualità della vita e del lavoro", avverte il leader confindustriale di fronte alla platea degli associati, al presidente nazionale di Confindustria, Vincenzo Boccia, ai ministri Giuliano Poletti e Gian Luca Galletti, ai vertici delle altre associazioni (c'è il numero uno regionale degli industriali, Maurizio Marchesini), al rettore dell'Università di Bologna, Francesco Ubertini, al sindaco Virginio Merola e al presidente della Regione, Stefano Bonaccini. "Occorre pazienza per osservare i risultati positivi dei cambiamenti", ammonisce Vacchi. 

Il cuore della relazione di Vacchi all'assemblea di Confindustria Emilia riguarda i giovani e il futuro. E la formazione. "è necessario rilanciare la cultura tecnica, forse recuperando qualche modalità del passato rivista, penso agli istituti tecnici industriali. Per noi conta avere persone qualificate e formate con programmi e contenuti nuovi", scandisce il presidente, riproponendo un tema a lui caro. "Con l'occupazione giovanile che non cresce e la migrazione dei laureati italiani all'estero, dobbiamo prendere l'iniziativa". 

"Siamo in una società in cui gli anziani abbienti sono arroccati sui loro patrimoni mentre i giovani vengono spinti alla marginalità. La debolezza di questa situazione porterà la popolazione del made in Italy all'estinzione. Senza ricambi generazioni come cambiare le cose?", chiede il patron di Ima. "Forse dobbiamo cambiare attenggiamento verso l'immigrazione? Certo, per le imprese senza giovani sarà impossibile crescere", ammonisce. "Questo scenario sembra contraddire l'ottimismo che ho annunciato- riconosce Vacchi- ma di fatto la sintesi è questa: abbiamo tutte le condizioni, la storia, le potenzialità. Questo ottimismo è centrato su basi concrete". Tuttavia, conclude, "abbiamo bisogno di giovani qualificati per rivelare tutto il potenziale positivo. Quindi, avanti con i cambiamenti".

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