"Ristorazione abusiva", commercianti contro sagre e chef a domicilio

Tommaso Leone, presidente carpigiano di Confcommercio: «Si metta in campo ogni sforzo per combattere una piaga che vale milioni di euro, fa male al mercato legale di bar e ristoranti e sottrae risorse ingenti alle casse pubbliche»

'Chef' e ristoranti a domicilio senza requisiti igienico-sanitari, circoli che organizzano feste culinarie per centinaia di persone, agriturismo che mettono in piedi eventi con catering esterno, associazioni che organizzano punti di ristoro in occasione di eventi sportivi, sagre che dietro il paravento della promozione delle eccellenze agroalimentari fanno ristorazione tout court: è questo, il panorama della 'ristorazione parallela' che caratterizza da settimane anche il territorio carpigiano.

E' questa la denuncia che arriva, come già accaduto in passato da Tommaso Leone, presidente di Confcommercio Carpi. È un mercato, quello della ristorazione abusiva, che ha assunto, anche a Carpi, dimensioni rilevanti: recenti stime dell'associazione di categoria fanno ritenere che valga circa il 15% di quello ufficiale, per un volume di affari annuo di alcuni milioni di euro. I numeri elaborati negli scorsi giorni a livello nazionale evidenziano come le attività che offrono servizi di ristorazione senza i dovuti vincoli di legge - sagre, bar e ristoranti in agriturismi, circoli culturali e sportivo-ricreativi – sviluppino un fatturato annuo pari a 5,2 miliardi, di cui 1,7 miliardi generati dai "ristoranti in agriturismo", 1,6 dai bar e ristoranti presenti nei circoli culturali, 1,3 da quelli presenti nei circoli sportivi e ricreativi, 560 milioni infine dalle sagre.

"Bisogna definitivamente comprendere - puntualizza Leone - che ristoranti in falsi agriturismo, bar-ristoranti in circoli culturali o in circoli sportivi-ricreativi aperti però al pubblico e finte sagre, fanno male al mercato legale alterandone le regole di sana concorrenza, e naturalmente anche all'erario, visto che sottraggono alle casse pubbliche, ogni anno, solo per la nostra provincia, decine di milioni di euro. Non siamo certo contrari a nuove forme imprenditoriali – si pensi al caso degli home restaurant -, ma è di tutta evidenza", rincara Leone, "che mettere queste attività sullo stesso piano di quelle regolari, assoggettandole alle medesime regole fiscali, sanitarie, contributive significherebbe non solo ripristinare le corrette regole del gioco, ma anche poter recuperare risorse da destinare, ad esempio, a progetti di sviluppo, a investimenti, così come all'abbattimento, parziale, della tassazione su imprese e cittadini".

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