Legacoop, tra le autocritiche si procede all'unione tra Modena e Ferrara

A grandi passi verso Legacoop Estense, in un'ottica di areavasta ormai seguita anche da Confindustria. Il Presidente Lusetti: "Abbiamo perso quattro anni. Siamo opachi, ora cambiare passo"

foto DIRE

Esito come da copione per il Congresso di Legacoop Modena che si è svolto quest'oggi. Al termine dei lavori della 23esima assemblea provinciale, il congresso ha riconfermato presidente Lauro Lugli per acclamazione. Milo Pacchioni è il vicepresidente. Entrambi sulla carta restano in carica altri quattro anni da oggi ma incombe l'aggregazione "estense" con Legacoop Ferrara e, quindi, in caso si tornerà a congresso prima del tempo.

Già, perchè la novità significativa del futuro delle cooperative riguarda proprio l'aggregazione tra Legacoop Modena e Legacoop Ferrara, dopo la mancata fusione unica di area vasta nella "Legacoop Emilia Centrale". Si chiamerà Coop Estense, e verrà presentata tra sette giorni anche a Ferrara. 

E avanti, poi, sulla nascita dell'Alleanza delle cooperative modenesi, con l'unione delle tre centrali (Agci, Confcooperative e Legacoop) anche nel territorio. Questi i primi obiettivi 'strategici' di Legacoop Modena da portare a casa "nei prossimi mesi", segnala stamane in assemblea il presidente Lauro Lugli, candidato e pronto alla presidenza del prossimo mandato.

L'assemblea congressuale al Forum Monzani contrassegnato dall'etichetta "Hashtag Modena", si svolge all'insegna del motto "ripensarsi". Dunque, anche i cooperatori 'rossi' modenesi fanno autocritica e provano ad aprirsi ad altri territori e alle associazioni 'cugine' per esistere meglio alla crisi, che in Emilia-Romagna ha messo a dura prova i patrimoni cooperativi.

Ma oggi le autocritiche non sono mancate. Se il presidente provinciale di Modena Lauro Lugli lancia come parola d'ordine "ripensarsi", non è da meno l'omologo nazionale (originario di Sassuolo) Mauro Lusetti, che conduce la sua organizzazione verso il 39 esimo congresso in dicembre a Roma. Le priorità, ora, sono le fusioni territoriali interne e l'alleanza con le altre centrali cooperative, anche per resistere meglio alla crisi. "La rottura col passato, per quanto ci riguarda, è la capacita' di fare le cose oltre che di dirle. Ho rivisto gli atti del 38esimo congresso, abbiamo perso quatto anni. Il 39esimo congresso si dia un contratto di mandato che vincoli il gruppo dirigente, nei modi e nelle forme da decidere insieme".

Insomma, anche i cooperatori 'rossi' devono "cambiare passo, per usare espressione di moda", sorride Lusetti dal palco. Il numero uno ricorda che pure Legacoop, alla fine, è stata messa a dura prova dalla crisi soprattutto sul fronte delle riserve interne: "Ci presentano come resilienti rispetto alla crisi, che non e' finita. I nostri non stanno facendo i budget 2015 con grande entusiasmo, articolo 18 o meno. Non saremo più in grado di essere resilienti. Fino all'anno scorso c'era un saldo occupazionale positivo, quest'anno non lo è più. Ci sono settori in crisi, che usciranno fortemente ridimensionati", conferma Lusetti. Il quale intravede dunque "un allentamento dei principi cooperativi: abbiamo accusato opacità, non abbiamo sempre letto bene la crisi. La nostra risorsa sono i soci e i gruppi dirigenti che si stanno rinnovando". (DIRE)

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