Commercio in crisi, i modenesi spendono 2.000 euro in meno all'anno

Confesercenti presenta i numeri che svelano tutte le difficoltà del commercio sul territorio modenese. Dal 2011 ad oggi chiuse 431 imprese

“Il calo delle vendite che sta caratterizzando il Paese e la Regione si presenta in tutta la sua gravità anche sul territorio modenese, dove oltre la metà delle piccole attività imprenditoriali risulta in forte difficoltà. Lo rileva Confesercenti Modena presentando un report nazionale e locale sul commercio: "Non si tratta di una situazione riconducibile unicamente all’evoluzione delle modalità o dei canali di acquisto, ma di un insieme di fattori che vanno dalla ridotta capacità di spesa delle famiglie, a una situazione politico-economica che di certo mina la fiducia dei consumatori sul futuro, riducendo drasticamente i consumi, perfino nel settore alimentare, e favorendo una maggiore propensione al risparmio. Anche tra le famiglie modenesi la capacità di acquisto rispetto a prima della crisi, si è ristretta. E la spesa annua a riguardo, se confrontata a quella del 2011, ha subito un taglio di 2.020 €. Un dato che comunque resta migliorativo rispetto alla media nazionale, ma che vede i maggiori consumi concentrati principalmente nell’ambito abitazione, acqua, elettricità e combustibili. Purtroppo anche nel primo trimestre 2019 i dati provenienti dal capoluogo e dall’intero territorio provinciale sono sicuramente poco incoraggianti”.

Dopo le vendite natalizie che comunque non hanno risollevato le sorti dell’anno 2018, archiviato con un -3,9%, in provincia di Modena (dati Osservatorio Confesercenti Modena), il 60% delle imprese ha dichiarato nel periodo gennaio-marzo 2019 un calo nelle vendite, il 30% una sostanziale stabilità, mentre solo un 10% di imprese registra un lieve incremento di fatturato. Percentuali purtroppo peggiori se raffrontate con la media regionale dove è il 51% delle imprese a registrare un calo, contro il 60% di quelle modenesi.

Non sono positivi, infine, nemmeno i dati territoriali relativi alla demografia delle imprese, con evidenti difficoltà in particolare per tutti gli esercizi non alimentari. Dal 2011 a oggi si sono ridotti di 431 unità: -235 esercizi di abbigliamento e calzature, -52 fra edicole e librerie, -24 negozi di ferramenta, per citare i settori più colpiti. Tiene in termini numerici la distribuzione alimentare specializzata (+106 esercizi). L’offerta di consumo si sposta però in particolare sull’alloggio e la ristorazione, che dal 2011 a oggi registrano rispettivamente +569 e +14 imprese sul territorio. Il trend delle chiusure di attività del commercio al dettaglio è proseguito anche nell’ultimo anno: al 31 marzo 2019, rispetto alla stessa data del 2018, da 6.800 si è passati a 6.627, con una diminuzione del -2,5%. E I negozi sfitti a Modena sono 530. È questo il quadro della situazione che arriva da Confesercenti Modena dopo l’analisi sviluppata dal proprio Osservatorio su dati di Unioncamere Emilia Romagna e CCIAA Modena.

La riduzione dei consumi da parte delle famiglie ha avuto un impatto molto forte sulle imprese della distribuzione commerciale che in Italia ancora nel 2018 ha portato alla chiusura 153 negozi al giorno. A sostituire le botteghe, sempre di più, pubblici esercizi e attività di alloggio e negozi su internet: ogni 3 negozi specializzati che chiudono, nasce una nuova attività su Internet. Modena per vendite online, si colloca al 18esimo posto nazionale (dato 2017, fonte Sole24Ore su indagine Alkemy) con 47 ordini annui ogni 100 persone. Dato per altro che continua a crescere. Anche tra chi resiste, indipendentemente dal settore, non è facile andare avanti. Il tasso di sopravvivenza delle imprese del commercio si è ridotto: oggi, di quelle nate 3 anni fa, sopravvivono meno del 50%. Una percentuale che si abbassa a quota 45% nell’abbigliamento e del 44% nei pubblici esercizi.

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