La banda larga corre solo lungo la via Emilia, soffrono le imprese "isolate"

Nella ricerca commissionata da EOLO all’Università di Padova-Centro Studi di Community Group, le difficoltà delle aree bianche della regione, dove più del 90% della popolazione non ha accesso a Internet a Banda Ultra Larga, e gli impatti su produzione industriale, popolazione e posti di lavoro

Da una ricerca commissionata da EOLO all’Università di Padova-CMR emerge che in Emilia Romagna 158 comuni, oltre il 48% del totale, si trovano in aree bianche, ovvero dove più del 90% della popolazione non ha accesso a Internet a Banda Ultra Larga.

In queste aree le piccole unità produttive del settore industriale sono calate del -7,0% e gli addetti impiegati diminuiti del -6,7%. Infine, qui anche il Made in Italy tradizionale (moda, arredamento e cibo) soffre particolarmente, registrando un calo del -4,5% degli occupati.

Il fenomeno del digital speed divide colpisce tutto il nostro paese, ed è un grave problema anche per una regione centrale per l’economia italiana come l’Emilia Romagna. Per supportare una crescita vigorosa del territorio, è necessario riuscire ad uniformare l’accesso ad internet veloce, portando la banda ultra larga anche nelle aree bianche.” commenta Luca Spada, Presidente e Fondatore di EOLO, “Le PMI, in primo luogo quelle della filiera del Made in Italy, soffrono perché non possono beneficiare appieno dei vantaggi delle piattaforme e dei servizi ad alto grado di innovazione. Tutto il settore del turismo in Italia, che nelle aree bianche conta il 28% delle strutture e il 25% dei posti letto, ha la necessità di poter sfruttare appieno le opportunità offerte da internet, sia per la gestione e promozione dell’attività, sia per offrire commodity oggi indispensabili ai clienti”.

EOLO è impegnato quotidianamente a livello nazionale e sui territori oggetto del digital speed divide, portando connettività ad oltre 1 milione di persone. L’azienda ha da poco lanciato il progetto benefico “EOLO Missione Comune” attraverso il quale donerà 1 milione di euro all’anno per tre anni a 300 piccoli comuni con meno di 5.000 abitanti in Italia, selezionati attraverso una piattaforma partecipativa, con l’intento di bloccare il fenomeno dello spopolamento, valorizzando queste realtà accompagnandole nel percorso di digitalizzazione diventando così vere e proprie “Smart Cities”. Nei primi mesi, la piattaforma ha già registrato oltre 1 milione di voti.

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