Federconsumatori contro Kiki Sport: "E' a sua volta una 'piccola Amazon'"

L?associazione dei consumatori che ha sollevato il caso della prova scarpe a pagamento critica la gestione da parte del negozio mirandolese e sottolinea come

Prosegue la polemica sulla vicenda segnalata da Federconsumatori Modena relativa al negozio Kiki Sport di Mirandola, che richiede 10 euro per provare le scarpe. L'associazione di categoria considera discriminatorio il comportamento del titolare nel negozio mirandolese, che applicherebbe il pagamento non a tutti i clienti, ma secondo un criterio di discrezionalità personale. Ma questo punto non è l'unico affrontato da Federconsumatori nell'evidenziare le "molteplici contraddizioni di questo sistema".

"Nessuno ha notato che a sua volta Kiki Sport è un “piccolo Amazon”, che vende sul web ad un prezzo ridotto le scarpe che commercializza. Un mezzo legittimo per rispondere allo strapotere di Amazon e C., ma è evidente che chi compra online le scarpe di Kiki Sport da qualche parte deve averle provate; certo non da Kiki Sport, dove rischiava di pagare 10 euro. La cosa incredibile in questa vicenda è quindi che Kiki Sport vende via web scarpe che i propri clienti provano presso la concorrenza, peraltro gratuitamente. Vale a dire lo stesso comportamento che ha portato il titolare ad affiggere il cartello Prova scarpe 10 euro".

"Se il commercio online ha il merito di contenere i prezzi, anche dei negozi in sede fissa, dall'altra parte questi ultimi rischiano di essere travolti dalla potenza di fuoco di soggetti come Amazon. E' possibile fare qualcosa? Noi crediamo di sì, a patto che si esca dalla logica delle tifoserie, evitando comportamenti sbagliati e contraddittori che scaricano tutto sui consumatori", chiosa l'associazione.

Tra chi invece si è schierato a fianco del titolare di Kiki Sport e di altri commercianti che hanno adottato questa misura c'è Ascom Bologna: "Ci vuole rispetto reciproco legato anche al rapporto che si crea tra venditori e clienti", precisa Giancarlo Tonelli, direttore di Ascom Bologna, sottolineando che l'associazione suggerisce che, piuttosto che chiedere soldi senza avvertire il cliente, sarebbe meglio affiggere un cartello di avvertimento per cercare di smorzare questa pratica. Tonelli non crede che in questo modo si possano 'spaventare' quei clienti che spesso provano diverse paia di scarpe senza comprarle ma in realta' sono in buona fede. "Ovviamente non vogliamo che vengano chiesti soldi a tutti, tanto si capisce benissimo quando qualcuno è solo indeciso e quando invece si entra con l'intento di voler provare quei cinque modelli gia' scelti solo per valutare come calzano e poi comprarli su internet", precisa il numero uno di Ascom.

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