Trema l'intera filiera CPL Concordia, a rischio 4mila lavoratori dell'indotto

CNA interviene sul caso della Cpl, evidenziando i rischi per un intera filiera composta da un migliaio di imprese e quattromila addetti nel bacino di Concordia e San Possidonio. L'associazione chiede tempi più rapidi alle istituzioni

“In allarme, per il futuro della Cpl, non ci sono solo i dipendenti della coperativa concordiese, ma un’intera comunità. Legati all’attività della Cpl, infatti, c’è una filiera lunghissima, sia dal punto di vista geografico che numerico: Non esageriamo se parliamo di un migliaio di imprese che hanno relazioni commerciali con la cooperativa, per circa 4.000 addetti, ovviamente concentrati nell’Area Nord”.

CNA interviene sulle conseguenze delle indagini riguardanti i vertici della cooperativa concordiese, sottolinenando il pericolo che l’economia locale subisca un vero e proprio tracollo, con conseguenze dirette e molto pesanti per l’intera comunità.

“Sono senz’altro positive le notizie che arrivano di un potenziale commissariamento dei lavori in cui è attualmente impegnata Cpl, ma è necessario fare in fretta, perché il fattore tempo è decisivo. Così come è decisivo, in ogni valutazione relativa alla situazione della cooperativa, tenere in debito conto la filiera coinvolta in questa situazione, fatta di aziende grande e piccole per le quali, spesso, i rapporti con Cpl sono vitali.

Considerazioni, quelle legate alla rapidità, indispensabili per un territorio che sta cercando di ritornare faticosamente alla normalità, a tre anni dal sisma. Il rischio, infatti, è quello di mettere in secondo piano le difficoltà di tante piccole imprese, a diverso titolo alle prese con le difficoltà legate alla giusta volontà di controllare le infiltrazioni malavitose. Pensiamo soltanto ai tempi richiesti per l’iscrizione alla white list, o alle difficoltà di incasso delle competenze a causa della lentezza con cui vengono erogati i contributi per la ricostruzione.

“Siamo in prima linea – continua la nota di CNA – nella lotta contro la criminalità organizzata, tant’è vero che tra le nostre richieste in quest’ambito c’è che la concessione del rating di legalità possa essere richiesta anche da imprese con un fatturato inferiore ai due milioni di euro di fatturato, al contrario di quanto avviene ora, escludendo così più del 90% delle imprese. Ma le norme che incidono sull’economia sono tanto più rispettate quanto più sono coerente con le attività in questione. Ed un elemento di coerenza è rappresentato appunto dai tempi con cui questi adempimenti vengono espletati”.

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