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Articolo 18, sciopero Cgil: 5mila lavoratori scendono in strada

Folta partecipazione ai due cortei di Fiorano/Sassuolo e Mirandola/Medolla nell'ambito della mobilitazione delle categorie dell'industria (esclusi i meccanici) promossa dalla Cgil di Modena

Redazione 5 aprile 2012

Il distretto ceramico e la bassa modenese distano diverse decine di chilometri, ma stamattina, questi due fulcri dell'economia modenese si sono uniti sotto la bandiera della Cgil: secondo il sindacato di piazza Cittadella, infatti, sarebbero stati circa 5mila i lavoratori dell'industria (esclusi i meccanici) che hanno preso parte in mattinata ai due cortei di Fiorano-Sassuolo e Mirandola-Medolla.

NUMERI - La mobilitazione è stata organizzata per "per rivendicare più lavoro, più diritti, per dire no alla riforma Monti e alla manomissione dell'articolo 18". La manifestazione odierna fa parte del primo pacchetto di otto ore di sciopero delle 16 complessive proclamate a livello nazionale. Sono circa 3.000 i lavoratori che hanno sfilato nel distretto ceramico e 2.000 nell'Area Nord, "e in entrambi i cortei - ha dichiarato Cgil Modena - erano presenti anche lavoratori iscritti a Cisl e Uil". La Cgil modenese, dopo l'accordo sulla riforma del lavoro, ha detto di volere "valutare con cautela le novità introdotte nel Disegno di legge". Il sindacato ha rilevato che complessivamente, tra oggi e il 29 marzo quando ci fu la mobilitazione dei meccanici, in provincia "sono scesi in piazza circa 14mila lavoratori dell'industria".

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PUBBLICO IMPIEGO - Confermata per il 9 aprile è confermata la mobilitazione del pubblico impiego e dei lavoratori dei servizi pubblici e del commercio-servizi. Per Donato Pivanti, segretario provinciale Cgil Modena, l'accordo sul lavoro "é un primo passo importante e dovremo valutare bene tutto il testo. Il governo ha dovuto cambiare impostazione grazie alla grande mobilitazione messa in campo dalla Cgil. Sull'articolo 18 valuteremo bene il testo appena sarà disponibile, ma le nostre richieste al governo non si fermano lì, chiediamo una politica diversa sugli ammortizzatori sociali, contro la precarietà, e chiediamo di rimettere al centro lavoro e diritti".

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