Contratto scaduto da 10 anni, a Modena sciopera la sanità privata

Sindacati e lavoratori chiedono maggiori riconoscimenti, ma le aziende tentennano in attesa di conoscere i termini di accreditamento con la sanità pubblica. Manifestazione lunedì 28 a Villa Igea

"#tempo scaduto", è lo slogan scelto per lo sciopero regionale di lunedì prossimo 28 gennaio per l’intera giornata delle lavoratrici e dei lavoratori della sanità privata per rivendicare il rinnovo del contratto di lavoro scaduto da oltre 10 anni. Sono previsti presidi territoriali in tutte le province, e a Modena il presidio si tiene dalle ore 9.30 alle 11.30 davanti alla Casa di Cura accreditata “Villa Igea” (via Stradella 73). Al presidio sono attesi oltre 100 fra lavoratrici e lavoratori. Lo sciopero è indetto dai sindacati di categoria Fp/Cgil, Cisl/Fp, Uil/Fpl dell’Emilia Romagna e fa seguito alla protesta nella regione Lazio dello scorso 14 dicembre. 

A livello regionale coinvolge oltre 7.500 occupati, e il settore della sanità privata gestisce il 25% dei posti letto pubblici e genera (secondo dati forniti dalla stessa AIOP) oltre 730 milioni di fatturato. A Modena interessa strutture sanitarie, accreditate e non, con il servizio sanitario nazionale, quali Hesperia Hospital Spa, casa di cura Villa Igea, casa di cura Fogliani, ospedale Villa Rosa, Poliambulatorio chirurgico Modenese, Villa Pineta di Gaiato (Pavullo), per quasi 700 addetti complessivi tra infermieri e personale tecnico sanitario, operatori socio-sanitari, amministrativi (è esclusa la dirigenza medica). 

E’ un settore in cui il Contratto Nazionale di Lavoro è scaduto nel 2007, vale a dire da ben 12 anni. L’ultimo rinnovo contrattuale normativo risale al 2005 e al 2007, i dipendenti da allora non hanno avuto nessun aumento economico e nessun riconoscimento professionale malgrado sia evidente come queste Aziende garantiscano prestazioni “pubbliche” ai cittadini attraverso il fondamentale lavoro di infermieri, tecnici, operatori socio sanitari e personale amministrativo sempre più qualificato. Tutto ciò nonostante il “mercato della salute” sia significativamente garantito dall’accreditamento pubblico. 

Fp/Cgil, Cisl/Fp e Uil/Fpl respingono la posizione delle Aziende che "vorrebbero prima avere aumenti sulle tariffe dell’accreditamento per poi riconoscere aumenti ai lavoratori. Questo non è accettabile soprattutto perché gli utili generati ad oggi non evidenziano alcuna crisi del settore, e sono anche il frutto del lavoro di quel personale che non ha minimamente visto riconosciuto il proprio lavoro. In questi anni le aziende non si sono fermate nelle riorganizzazioni con turni sempre più intensivi e sempre maggior flessibilità chiesta agli operatori. I professionisti si sono visti anche caricare di ulteriori oneri economici come l’obbligatorietà dell’iscrizione agli ordini e la richiesta di assicurazione obbligatoria professionale per la colpa grave. Siamo dunque di fronte ad un impoverimento degli stipendi che non solo va fermato ma che deve recuperare il potere d’acquisto, senza contare il danno di natura previdenziale sulle future pensioni", chiosano le sigle sindacali.

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