Bper macina ottimi risultati, ma i sindacati contestano: "Lavoratori spremuti"

Le sigle Fabi, First, Fisac, Uilca e Unisin hanno incontrato i vertici dell'istituto, initando a non esercitare su dipendenti pressioni eccessive

Bper colleziona risultati positivi (il secondo utile netto di tutti tempi, la decisione di aumentare il dividendo per gli azionisti), ma i sindacati avvisano: state spremendo troppo i lavoratori. Che meriterebbero invece "analogo riconoscimento economico" dato il loro "contributo a determinare" le performance dell'istituto di credito. 

Ad avvisare che la pressione sui dipendenti Bper si sta alzando troppo sono state le segreterie del gruppo bancario di Fabi, First-Cisl, Fisac-Cgil, Uilca, Unisin nella sessione di trattative a Modena della scorsa settimana incontrando il vicedirettore generale vicario Stefano Rossetti che ha illustrato il bilancio 2019 e tracciato le direttive future Siccome il manager ha "chiuso l'intervento paragonando il bancario a colui che può permettere 'la realizzazione dei sogni o la pianificazione del proprio futuro' della clientela, delle persone che ogni giorno incontra, a parer nostro- hanno segnalato Fabi, First, Fisac, Uilca e Unisin- occorrerà che Bper si adoperi di più per consentire tali opportunità anche ai propri collaboratori". 

Questo perchè, spiegano, sono "sempre più numerose" le segnalazioni dalla commissione aziendale sulle politiche commerciali "di comportamenti scorretti". E si accompagnano "alle sollecitazioni che ci vengono praticamente da tutti colleghi". Per cui "vogliamo ribadire che pressioni commerciali, per loro definizione, non possono essere buone cosi' come le ha definite il vicedirettore generale vicario Rossetti: in questa azienda le politiche commerciali non devono mai sfociare in atteggiamenti che ledono la dignità delle persone".


E per far fare "in salto di qualità" su questo al sesto gruppo bancario, i sindacati promettono di "mettere in campo tutte le iniziative possibili a nostra disposizione".
Intanto, Fabi, First, Fisac, Uilca e Unisin al tavolo dei giorni scorsi hanno già chiesto "importanti investimenti tecnologici e informatici necessari per contribuire a migliorare le condizioni di lavoro dei colleghi e quindi il servizio alla clientela" e appunto "un'organizzazione del lavoro e politiche commerciali che non 'stressino', ma che siano al servizio delle persone che lavorano". Sollecitate anche le assunzioni previste dall'accordo del 29 ottobre scorso.

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