Crisi del tessile abbigliamento: da CNA gli strumenti contro la concorrenza sleale

Applicazione tabelle di costo orario della subfornitura per evitare la rete di illegalità che si nasconde dietro a committenti senza scrupoli. Questa la proposta di CNA per contrastare la crisi del tessile abbigliamento

In dieci anni il tessile abbigliamento, a Modena, ha perso un’impresa su 4. Erano 2.819 imprese del settore nel 2009, sono poco più di 2.100 oggi.

La colpa è da attribuire alla crisi dei consumi, alla globalizzazione, in qualche caso alle imprese, che non hanno saputo adattarsi al cambiamento, e colpa anche della concorrenza, in particolare quella sleale.

“Attenti a non far ricadere solo su pseudo imprenditori cinesi o italiani senza scrupoli- afferma CNA Modena-  la responsabilità della rete di illegalità che i blitz delle autorità continuano a scoprire in Italia, a cominciare dall’ultimo caso scoperto a Melito, nel napoletano”.

CNA Federmoda punta il dito direttamente su chi trae vantaggio da un sistema di sfruttamento e sulla debolezza contrattuale della subfornitura rispetto alla concorrenza, debolezza che nasce da una disparità economica diffusa a livello nazionale.

“Senza ipocrisiechi parla è Marco Gasparini, presidente di Federmoda Modena - va fatta chiarezza su chi utilizza questi laboratori con lo scopo di risparmiare sui costi e aumentare i profitti. I committenti sicuramente sanno che questa concorrenza si basa solo su evasione, elusione, mancata applicazione delle regole e sfruttamento al limite della schiavitù, come dimostrano le paghe, generosamente corrisposte ai lavoratori: 1,5 euro l’ora. Se non si spezza questa catena responsabilizzando tutti gli anelli della catena di fornitura non si risolverà mai il problema”.

Per questo, ad avviso dell’Associazione, sono fondamentali le battaglie sul cosiddetto “rating di valore” e per le nuove tabelle del costo orario del lavoro, redatte e condivise da CNA con sindacati e altre associazioni, essenziali per contrastare la concorrenza sleale nella subfornitura della filiera della moda.

Tali “tabelle”rappresentano uno strumento che esprime la base su cui andare a formulare, insieme ad altri parametri economici, i valori nella contrattazione privata fra committente e subfornitore. Sono valori di riferimento che evidenziando il costo medio orario del lavoro, fissano inequivocabilmente un parametro omogeneo a cui sommare i costi fissi e la giusta remunerazione dell’attività d’impresa, per una reale sostenibilità economica del processo produttivo.

“L’adozione di queste tabelle – commenta Gaspariniè forse l’unica strada che permette al mercato di selezionare le imprese attraverso regole uguali per tutti innescando così una vera concorrenza, virtuosa e leale. E, soprattutto, per dare reale valore al Made in Italy, che non significa solo realizzare le produzioni all’interno dei confini nazionali, ma applicare ad esse valori etici e di sostenibilità, ambientali e sociali, oltre che su saperi e capacità di imprenditori e maestranze che vanno assolutamente tutelati, appunto con l’applicazione di un rating di valore univoco”.

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