Imprese e record. La modenese Tironi vara uno dei più grandi trasformatori mai costruiti

Terminato positivamente il collaudo del più grande trasformatore mai costruito in Emilia- Romagna. Adesso la sfida per la società modenese è di riuscire a spedire il trasformatore in Norvegia. "Il problema dei trasporti eccezionali ha assunto ormai proporzioni insostenibili per le realtà Italiane"

A poco più di un anno dalla firma del contratto, Elettromeccanica Tironi ha positivamente terminato il collaudo, presso il proprio stabilimento e alla presenza del cliente finale, del più grande trasformatore mai costruito in Emilia-Romagna e tra i più grandi mai realizzati in Italia, un trasformatore da 300MVA e 420 (300)/138kV e circa 355 tonnellate di peso complessivo.

“È stata, in effetti, una grande sfida", spiega Marco Tironi, AD per la parte Acquisti di Elettromeccanica Tironi, " sia da un punto di vista tecnologico sia finanziario. Basti pensare che il valore di questa singola commessa è di 2,5 milioni di euro con una incidenza importante rispetto al valore della nostra produzione annuale che storicamente si attesta attorno ai 30 milioni. Inoltre, per riuscire a progettare, costruire e collaudare entro i termini previsti questa unità si sono resi necessari anche investimenti mirati, principalmente di adeguamento ed ammodernamento del reparto Montaggio Grandi Trasformatori, di circa 1 milione di euro. Siamo quindi estremamente soddisfatti di aver superato fino ad oggi tutte le difficoltà tipiche di un progetto così importante e di aver concluso positivamente le prove richieste dal cliente nel collaudo di accettazione. Ora il trasformatore è finalmente pronto per essere spedito e per raggiungere quindi la destinazione finale, la Norvegia, dove dovrà essere poi montato dai nostri tecnici specializzati”.

Quella che dovrebbe essere una semplice attività di routine si sta trasformando invece nella sfida più grande dell’intero progetto visto che, a causa dei tristi e noti disastri capitati sulle strade italiane nell’ultimo biennio, l’ottenimento dei permessi di transito per permettere a questo trasporto eccezionale di raggiungere il porto di imbarco sta causando tantissimi problemi e ritardi, nonostante siano state attivate tutte le necessarie richieste di autorizzazione, con largo anticipo, nel settembre 2018.

“Siamo, in pratica, nella assurda situazione", aggiunge Matteo Tironi, AD per la parte Vendite di Elettromeccanica Tironi, "dove viene demandato agli utilizzatori lo studio di tutto il tragitto con studi specifici per ogni ponte che dovrà essere attraversato dal convoglio.  In pratica il proprietario delle strade, che ci deve rilasciare i permessi di transito, obbliga noi ed il nostro trasportatore a incaricare uno studio di ingegneria per effettuare le richieste, dettagliate, relazioni tecniche sullo stato delle strade e dei manufatti, relazioni che richiedono per ogni ponte sopralluoghi, verifiche ed addirittura in alcuni casi prove statiche di carico. Questo comporta ovviamenteritardi incredibili nell’ottenimento dei permessi ed extra costi non preventivabili ad inizio commessa. Ma soprattutto causa lo slittamento della consegna in sito che, oltre a procurare evidenti problemi al committente finale, ha ovviamente un forte impatto finanziario sulla nostra azienda, visto che sarà ritardato di conseguenza il pagamento della commessa e potrebbe portare anche all’applicazione di importanti penali per ritardata consegna”.

“Questa situazione non è ovviamente sostenibile”, concludono i fratelli Tironi, “e auspichiamo quindi che vengano al più presto rilasciate tutte le necessaire autorizzazioni e che al tempo stesso venga considerato da parte del ministero dei Trasporti come ineluttabile priorità la necessità di creare un corridoio preferenzialeper poter permettere il transito almeno verso i porti più vicini di Marghera e Ravenna in modo da poter garantire le consegne, sia in Italia che all’estero. Per una società come la nostra che esporta circa l’85% non è accettabile né sostenibile che all’estero passi l’idea che le aziende italiane devono essere escluse dal mercato dei grandi trasformatori per mancanza di infrastrutture adeguate. Questo vanificherebbe anni di investimenti, noi e l’Italia non possiamo permettercelo”.

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