Metronom presenta la mostra Antropotecniche. Cinque artisti, una realtà: l'uomo digitale

In occasione di festivalfilosofia 2019 Metronom presenta la mostra collettiva Antropotecniche, con opere di Elena Aya Bundurakis, Christto & Andrew, Alix Desaubliaux, Kamilia Kard e Simone Schiesari.

Con la mostra Antropotecniche, si presenta il lavoro di cinque artisti internazionali che attraverso tecniche e linguaggi differenti lavorano alla ridefinizione dello concetto di ‘persona’, esplorandone il tema della rappresentazione e della costruzione di corpo e figura. Con un riferimento teorico agli studi del filosofo tedesco Peter Sloterdjk, la mostra intende proporre una incursione visiva nel complesso concetto di antropotecnica, intesa qui come azione dell’uomo su sé stesso. La tecnica ha storicamente avuto un ruolo determinante nel destino dell’uomo, così come nella costruzione del corpo sociale, politico e anche fisico; Sloterdijk, portando avanti una complessa riflessione sull’uomo, la tecnica e la ridefinizione dell’umano, ha elaborato il concetto di ‘antropotecnica’ che ‘si riferisce all'intera autopoiesi, o auto-creazione, del "genere umano" nelle sue molte migliaia di specializzazioni culturali. È empirico, pluralista ed egualitario - nel senso che tutti gli individui, come eredi della memoria dell'umanità, sono liberi di superare se stessi’.

Gli artisti contemporanei non si sottraggono a questa riflessione sulla trasformazione individuale e collettiva, esplorando la relazione tra l’uomo, la potenziale ‘costruzione’ tecnologica e la sua relazione con costruzioni digitali: gli artisti e le opere selezionate sono terreno di riflessione da un lato e potenziali strade da percorrere dall’altro, nella definizione e nella percezione di un corpo sempre più ‘espanso’. 

Elena Aya Bundurakis, con la serie Eating Magma, esplora la relazione tra organismo vivente e dispositivo meccanico: la macchina fotografica è utilizzata non tanto come un comune dispositivo ottico, ma più come uno strumento multi-sensoriale, capace anche di indagare le caratteristiche tattili e olfattive degli elementi. L’essere umano cambia, anche e soprattutto il suo ruolo nel contesto sociale; il transumano è per Christto&Andrew questa costante tendenza al cambiamento verso una paventata disumanizzazione che vede la tecnologia prendere il controllo e ‘guidare’ la mente umana. Un processo che il duo di artisti racconta (o esorcizza) con la fotografia, mezzo privilegiato per mettere in discussione il concetto di realtà e le sue possibilità di manipolazione.

La ricerca di Alix Desaubliaux è un dialogo tra oggetti digitali, elementi minerali, macchinari da lei progettati e costruiti, videogames e il loro background di riferimento, a partire dalla mitologia in poi. La relazione tra l’uomo costruito attraverso entità virtuali viene ‘materializzata’ attraverso pratiche laboratoriali che ne costruiscono una componente materiale, perseguendo una connessione tra elemento digitale e biologico.

La costruzione del corpo è centrale per il lavoro di Kamilia Kard, che nella serie Women as a Temple rappresenta una serie di corpi femminili caratterizzati da un'anatomia generosamente abbondante, sotto forma di modelli "scolpiti” digitalmente: la bellezza, concetto di matrice classica, lascia il posto a una fenomenologia decadente. I materiali utilizzati per le sculture digitali sono potenzialmente i più diversi: pietra, plastica, vetro e metalli satinati; questa variabilità sembra racchiudere però un'idea di unicità per ogni forma, a sottolineare la diversità che caratterizza ciascun corpo.

Partendo dalla più classica delle forme di rappresentazione, Simone Schiesari nella serie Ritratti di giovani uomini e giovani donne preleva da diversi ritratti appartenenti a celebrati autori della  storia dellʼarte, una serie di volti giovanili, isolandoli poi completamente dal loro contesto iconografico. Questa operazione di selezione e di ‘ritaglio’ di matrice fotografica, consente a Schiesari di spostare l’attenzione sulle pure fisionomie, facendo apparire ogni volto nella sua particolare unicità e individualità, ma anche in una poetica e solitaria malinconia. Realismo e finzione così si fondono, sollevando domande sulla questione della "realtà" del volto umano, sull'apparenza e sulla relatività della nostra idea di rappresentazione.

La mostra Antropotecniche sarà visitabile dal 13 settembre al 2 novembre 2019 nella sede di Metronom, in Via Carteria 10, a Modena. Al di fuori del Festival della Filosofia, durante il quale rimarrà aperta con orari straordinari (venerdì 13 settembre ore 11.00-23.00; sabato 14 settembre ore 11.00-23.00, domenica 15 settembre ore 11.00-19.00), sarà visitabile dal martedì al sabato dalle ore 14.00 alle ore 19.00, e su appuntamento. L'ingresso è sempre libero e gratuito. Per ulteriori informazioni contattare l'indirizzo email info@metronom.it oppure il numero telefonico 059 239501.

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