Cosa si nasconde dietro questa crisi? Conversazione con il filosofo Umberto Galimberti

Declinare la parola “crisi” è certamente un’impresa ardua, ma avvicinandoci lentamente ad essa viene subito da chiederci: cos’è la crisi? A provare a darci qualche risposta sarà il filosofo Umberto Galimberti, il quale definisce la crisi come un momento della vita caratterizzato dalla rottura di un equilibrio precedentemente stabilito e acquisito e dalla necessità di cambiare gli schemi consueti del nostro comportamento, i quali risultano inadeguati alla nuova realtà.

Evidentemente il termine crisi ci ricorda momenti di disagio e di sofferenza per la rottura di un vecchio equilibrio ma soprattutto incertezza sull’esito a cui può portare il suo sviluppo. Quando attraversiamo un tempo di crisi, abbiamo la consapevolezza che qualcosa deve necessariamente cambiare, che stiamo vivendo un tempo decisivo e indilazionabile. Quali sono allora le nostre reazioni? Un primo effetto è sentirci inadeguati alla situazione, non in grado di poterla affrontare; qualche volta viviamo un senso di impotenza, che è molto diffuso oggi nella nostra società, non abbiamo speranza che qualcosa possa cambiare.

Abbiamo paura, in particolare paura di non sapere cosa fare, come andrà a finire, se sarà peggio, se sbaglieremo nel cambiare e fare cose nuove. In tutte le situazioni sono le nostre paure a colorare i comportamenti, i pensieri e il modo di essere. Nelle crisi la paura è reale, perché dobbiamo lasciare quello che conosciamo, addirittura possiamo provare uno stato di angoscia perché non sappiamo gestire e affrontare il nuovo che si presenta.

Oggi sono diverse le aree in cui si può manifestare la crisi dalla società alla Chiesa, o all’esistenza personale. Umberto Galimberti, filosofo, saggista e psicanalista italiano, i suoi studi hanno seguito percorsi complessi con forte attenzione all’insegnamento junghiano. Al centro dei suoi interessi l’uomo che in un mondo dominato dalla tecnica si sente un “mezzo” nell’”universo dei mezzi”, senza poter trovare un senso al suo esistere. È stato allievo di E. Severino ed è professore di antropologia culturale (1976), poi di filosofia della storia (1983) all’Università di Venezia, dove insegna anche psicologia dinamica; membro dal 1985 dell’International Association of Analytical Psichology. 

INGRESSO LIBERO, si richiede solo una prenotazione telefonica per assicurare il posto a sedere a tutti (059-550153).

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