Curiosità Modenesi | Bulletto di quartiere. Il lato non raccontato di Alessandro Tassoni

Il lato più nascosto dello scrittore modenese più famoso di sempre. Un viaggio nel backstage della Secchia Rapita

Un titolo un po' forte quello scelto per questo articolo, tuttavia è il migliore per raccontare un lato che pochi conosco, ma che è stato fondamentale per la propria carriera, dello scrittore più importante della storia modenese, ovvero Alessandro Tassoni. La sua statua è posta sotto il monumento cittadino, la Ghirlandina, e il suo libro "La Secchia Rapita" ha reso celebre la leggenda più famosa della guerra tra Modena e Bologna. Tuttavia, la sua capacità di raccontare con stile ironico un'epopea cavalleresca nasce da una vita giovanile che pochi conosco e che allontana la figura del Tassoni dall'idea del tipico letterato dell'epoca dedito allo studio e al chiudersi in casa. 

La prima volta che Alessandro Tassoni vide la Secchia Rapita aveva pochi anni, forse una decina, quando il si recò per la prima volta all'interno della Ghirlandina, e lo fece perché fu portato all'interno della torre dal nonno Giovanni Pellicciari. I suoi occhi videro per la prima volta l'oggetto che avrebbe segnato per sempre la sua carriera letteraria, la Secchia Rapita. Da giovane il Tassoni fu segnato purtroppo da una serie di vicenze familiari tragiche, infatti a dieci mesi perse il padre e a due anni e mezzo anche la madre, e quell nonno a cui fu affidato si dice fosse burbero, malato e malato.

La mancanza delle figure materna e paterna, e l'essere succube di Pellicciari, generarono in lui il desiderio di ribellione e così si ritrovò nel 1595, all'età di 30 anni, ad essere espulso da Nonantola a causa dei continui episodi di deliquenza. Infatti, era diventato un po' il bullo del paese, facendo capo insieme ad altri ragazzi alle violenze tra i gruppi legati ai signorotti locali. Fu infatti proprio questo legato con la ribellione che generò in lui la necessità di fare scherzi, a volte anche pesanti, e questo lo portò infatti nel 1618 a partecipazione all'Accademia degli Umoristi. 

Lo scopo di questa Accademia era quello di indagare la comicità in quanto la commedia era diventata per i romani del '600 una vera ossessione. Non si trattava però di un'Accademia interessata alle volgarità del popolino, bensì ad una dimensione della comicità circoscritta a pochi, elitaria. E rifacendosi proprio a questo stile il Tassoni poté pubblicare la sua opera più famosa. 
 

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