Curiosità Modenesi | Quando a Modena ci fu la rivoluzione francese

Tre anni in cui la chiesa modenese fu perseguitata, piazza Grande diventò piazza della Rivoluzione e a Modena comandavano i giacobini

Modena è stata fino a San Geminiano fortemente pagana e poi fortemente cristiana, così come è stata fortemente bigotta con l'Inquisizione e poi arrivò l'estate del 1796 e diventò improvvisamente una delle più rivoluzionarie d'Europa. Questo è un capitolo della storia modenese non molto raccontato dai libri locali, eppure per circa tre anni i modenesi furono tra i più libertini e anti-clericali di tutti i territori governati da Napoleone Bonaparte, perseguitando i preti, distruggendo le sacre edicole e dandosi alle libertà più sfrenate.

Per capire bene la situazione dobbiamo fare un passo indietro di qualche mese, ovvero quando Napoleone aveva conquistato già buona parte del nord-ovest italiano e il duca Ercole III d'Este scappò via consapevole di non poter tener testa all'armata francese neanche per un minuto. Napoleone il 19 Giugno era entrato in città con non troppo interesse da parte die modenesi, eppure presto le fratture interne si videro subito. 

I sostenitori degli Estensi scapparono dalla città o furono preda dei nuovi tribunali rivoluzionari, mentre chi voleva farsi strada nella nuova Modena sfruttò l'occasione per entrare in politica. I modenesi mossi da idee rivoluzionarie cambiarono l'aspetto della città nel giro di pochi giorni, infatti trasformarono piazza Grande in piazza della Rivoluzione e pose al suo centro l'Albero della Libertà, ovvero un pioppo molto alto che rappresentava i valori della rivoluzione. 

E com'era successo già in Francia, i giacobini iniziarono a perseguitare il clero modenese, costringendo i monaci delle chiese di San Pietro e San Domenico a consegnare loro pane, vino e denaro. Tuttavia non bastava, infatti con il ritorno di Napoleone a Modena, i suoi sostenitori lo andarono ad accogliere nella zona Madonnina portandolo in città trionfante, iniziarono a distruggere alcune edicole religiose, le confraternite furono soppresse e il seminario abolito. 

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Stava per esserci un'insurrezione in città e allora Napoleone chiamò a pranzo il vescovo della città, Triburzio Cortese, promettendogli che la religione sarà rispettata. Eppure nella torre dell'orologio del Palazzo Comunale fu tolta la statua della madonna da sempre simbolo della città e da quel momento rimarrà segregata nei Musei Civici all'interno del Palazzo dei Musei all'oscuro dei modenesi. 

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