Curiosità Modenesi | Storie e curiosità della famiglia Rangone

I Rangoni hanno lasciato il proprio segno in città come Castelnuovo, Castelvetro, Spilamberto, Levizzano, e in generale nella storia del territorio modenese

Se fossimo vissuti nelle terre modenesi del XII o del XII o del XIV  secolo e avessimo incontrato un cavaliere con un drappa che rappresentava, dall'alto verso il basso, simboli un'aquila rossa su campo grigio, una conchiglia grigia su campo rosso, e sotto tre righe blu alternate a tre righe grigie, significava che si era in presenza di un appartenente alla famiglia dei Rangoni. In effetti, a differenza delle altre famiglie di cui abbiamo parlato fin'ora ovvero i Pio e i Pico, ma anche rispetto a quelle di cui racconteremo i fatti in futuro, i Rangone non erano propriamente una famiglia, ma più che altro un club esclusivo. 

A fondare questa aggregazione guelfa fu un certo Gherardo nel 1092, quando si pose al servizio di Matilde di Canossa, la quale gli consentì di fare carriera e di intrecciare i primi rapporti politici proficui, poi il figlio Guglielmo fece lo stesso con il vescovo di Modena, e ottenendo in cambio alcuni feudi. I Rangone non erano guelfi per caso, ma il loro sangue era più freddo di quello emiliano, perché infatti avevano origini tedesche e quindi legate all'imperatore. I Rangoni non erano neppure imparentati inizialmente, perché infatti si trattava di guerrieri tedeschi che abitavano nel XII secolo il territorio che va da Piacenza a Modena. 

La capacità dei Rangoni non era solo nelle loro performance sul campo di battaglia, ma ancor più nell'astuzia esercitata nei salotti dei potenti. Erano infatti riusciti a far sposare le figlie a uomini di potere e loro stessi firmare un matrimonio dopo l'altro con nobili emiliani. E il loro essere capaci politici da un lato e assenti di identità certa dall'altro, fece sì che vari comuni e aggregazioni urbane del nord Italia chiesero a vari esponenti della famiglia Rangone di diventare podestà, ovvero una figura politicamente vicina al nostro sindaco, ma con poteri quasi illimitati. 

Con il tempo questa famiglia era diventata ricca, potente e con legami forti in quasi tutti gli ambienti che contavano nell'Italia Settentrionale e centrale. Erano così ben inseriti nella società dell'epoca, che nel 1391 Niccolò III d'Este concesse a Jacopino Rangoni il feudo di Castelnuovo, che da quel momento avrebbe preso il soprannome di "Rangone". In cambio la famiglia Estense ottenne la difesa eterna della famiglia Rangoni al proprio casato. 

Nel XV secolo la famiglia, da nomade passa ad una vita piuttosto sedentaria, con il proprio quartier generale a Castelnuovo Rangone, e di generazione in generazione, e di capitano di ventura in capitano di ventura, allargò i propri possedimenti. Così Gherardo ottenne Spilamberto, e il figlio Guido I, dopo aver difeso Venezia dagli Sforza di Milano, ampliò le terre in suo possesso in altre zone del modenese, nonché ottenne feudi nel Friuli. 

I Rangone erano diventati così numerosi nel Cinquecento, che la famiglia la stessa iniziò a distinguere i propri appartenenti tra i Rangoni "nobili", che possedevano le terre e le amministravano, nonché gestivano la politica interna ed estera, e i Rangoni "capitani", spesso figli di cadetti che dovevano guadagnarsi titoli, denaro e onori con la guerra. Questa distinzione interna portò a guerre familiari, che porteranno i Rangoni sempre più lontani dalla loro visione militare e sempre più vicini all'aristocrazia europea. 

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La famiglia riuscì ad amministrare le terre, sia con l'alleanza degli Estensi prima e sia dopo l'arrivo di Napoleone che nel 1796 pose fise al feudalesimo, lasciando tuttavia il controllo delle terre ai Rangoni, che da feudatari diventarono ricchi latifondisti. 

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