Curiosità Modenesi | Cimitero San Cataldo, un caleidoscopio di architettura

Un viaggio nel luogo più ricco di stili architettonici e artistici che possiamo trovare a Modena. Ecco perchè non si può non visitare il cimitero di San Cataldo

foto di http://www.zonzofox.com

Non esiste a Modena un luogo più singolare del cimitero di San Cataldo, e già invitare le persone a visitare un cimitero è cosa strana, ma ancor più invitarli a guardare una realtà che per bellezza non ha nulla da invidiare alle piazze più belle della città per qualche anziano modenese potrebbe essere un insulto, e invece è così. Il Cimitero di San Cataldo è una grande zona in cui si uniscono così tanti stili artistici-architettonici che sarebbe impossibile solamente elencarli, perché la storia dell'arte e dell'architettura sembra passare secolo dopo secolo attraverso la porta di questo luogo.

Infatti, da un lato troviamo il cimitero detto "vecchio" che è costituito da un grande quadriportico con lunghi corridoi e colonne doriche che risale al 1858 ad opera di un grande architettonico, ovvero Cesare Costa. E già qui vediamo qualcosa di inaspettato, infatti la struttura esterna è pensata come i colonnati di epoca greca e romana, quindi arte classica e neo-classica, ma è evidente che il richiamo al Rinascimento è più che presente con questa cupola meravigliosa che svetta su tutto il resto.

Eppure l'architettura Ottocentesca entra a gamba tesa in quest'edificio con uno stile gotico che è presente seppur sottile, in una struttura completamente dedicata all'ordine. E qua troviamo le tombe degli uomini più illustri della storia modenese come quella di Enzo Ferrari, Nicola Fabrizi, Alberto Braglia, Luigi Albinelli, Alfeo Corasori, Virginia Reiter, Telesforo Fini o Paolo Ferrari. 

E poi ci avviciniamo alla parte più contemporanea, anche se in realtà prima di arrivarci vi è un secondo step stilistico da superare che è quello intermedio tra il vecchio e il nuovo, tra l'ordine antico e l'ordine contemporaneo, rappresentato dal Cimitero Ebraico. In una Modena dove gli ebrei sono qui presenti dalla fine del Medioevo, non è possibile immaginare la loro assenza nel cimitero cittadino, che grazie a loro si arricchisce di uno stile architettonico aumenta la lista di quelli presenti.

E da lì si giunge al grande cubo, potremmo definirlo, ovvero alla parte che più conosciamo quando identifichiamo questo cimitero, in quanto quello di Aldo Rossi è una struttura dirompente rispetto all'ordine generato dal cimitero vecchio, e nella sua rivoluzionaria rappresentazione del contemporaneo, esige essere esso stesso prendere parte a quel senso di ordine. E quando Aldo Rossi lo racconterà successivamente definendo quella struttura la "casa dei  morti" non potrà che avere ragione. 

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Quella è una struttura dove la sofferenza di chi si è perso, il silenzio del ricordo e la passione per la vita prendono forma ma in una dimensione privata, nascosta dal resto del mondo, in cui ognuno di noi cerca consolazione, e in cui chi è fuori non può entrare all'interno. E infatti un grande muro esterno copre questa struttura lasciando spazio solo al Sole di entrare grazie alle sue finestre. 

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