Parole dalle carceri, prosegue il concorso letterario "Sognalib(e)ro"

Chiusa la fase di voto dei detenuti e raccolti 26 inediti. In giuria Elena Ferrante, Antonio Manzini, Walter Siti, Antonio Franchini, Bruno Ventavoli. Finale a Modena l’8 febbraio

Sono stati 96 i detenuti dei gruppi di lettura in carcere che hanno partecipato alle due sezioni del premio: una di votazione di libri italiani, e una di scrittura di inediti. Ventisei gli scritti inediti presentati dai carcerati e otto gli istituti penitenziari aderenti (Modena, Milano – Opera, Trapani - Cerulli, Torino - Lorusso e Cutugno, Brindisi, e le tre femminili di Pisa, Pozzuoli e Roma Rebibbia –Stefanini).

Si è chiuso il “primo tempo”, la finale sarà a Modena l’8 febbraio, del premio “Sognalib(e)ro” per detenuti di carceri italiane, promosso dal Comune di Modena con Direzione generale del Ministero della Giustizia - Dipartimento amministrazione penitenziaria, Giunti editore, e con il sostegno di BPER Banca.

Ora tocca alla giuria, che già aveva scelto i libri editi da far leggere e votare nei laboratori in carcere, valutare gli scritti inediti presentati dai detenuti. È una giuria composta da scrittori di primissimo piano presieduta da Giordano Bruno Ventavoli, responsabile dell’inserto Tuttolibri del quotidiano La Stampa. Ne fanno parte Elena Ferrante, autrice di “L’Amica geniale” (Edizioni e/o), Walter Siti, premio Strega 2013 con “Resistere non serve a niente” (Rizzoli) e Antonio Manzini, sceneggiatore e scrittore, autore delle storie del vicequestore Rocco Schiavone (Sellerio), con Antonio Franchini, scrittore e direttore editoriale della Casa editrice Giunti.

Il premio “Sognalib(e)ro”, ideato e progettato insieme da Bruno Ventavoli e assessorato alla Cultura del Comune di Modena, consiste in un concorso letterario con l'assegnazione di due premi: uno a un libro votato dai carcerati partecipanti, l'altro a un elaborato prodotto dai detenuti stessi, che potrà essere pubblicato da Giunti “se di adeguato valore”, oppure edito in e-book. Obiettivo è “aprire” uno spaccato sulle carceri, mondo che per i comuni cittadini è oscuro, circondato da sospetti e pregiudizi. E dimostrare che lettura e scrittura possono essere importante strumento di riabilitazione del detenuto (principio sancito dalla Costituzione).

“Leggere e scrivere – sottolinea Gianpietro Cavazza, assessore alla Cultura di Modena - come atti di libertà, che possono attraversare i muri in due direzioni, mettendo in comunicazione il dentro e fuori dal carcere, attraverso un progetto di grande valore umano, culturale e sociale promosso dal Comune attraverso le sue biblioteche civiche”. Anche alcuni membri della giuria hanno affidato a un loro pensiero la stima del valore del progetto / premio. “Sarebbe facile scherzarci sopra parlando di letteratura d'evasione – dice Walter Siti - invece favorire la lettura (e la riflessione sulla lettura) in carcere è una cosa molto seria. In una vita che deve necessariamente aggrapparsi ai gesti quotidiani, e dove il sogno rischia di diventare autolesionismo, i romanzi aiutano a tenere insieme la realtà e la fantasia”.

Per Antonio Franchini “la scrittura è, da alcuni punti di vista, un atto di libertà suprema e la via migliore per guardarsi dentro. Non voglio dire che è la via più tranquilla per la redenzione, anzi, è aspra e difficile. Però è una delle poche che serve a qualcosa”.

In un discorso più articolato, Antonio Manzini conclude che “il posto migliore per un libro è un carcere. Lì come in nessun'altra parte del mondo c'è bisogno di ricordare che lo spirito è libero, resta libero, e bisogna farlo correre altrimenti i suoi muscoli si atrofizzano. A questo servono i libri, tapis roulant dell'anima”.

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