Itinerari Modenesi | Storia e cultura di Pievepelago e dintorni

Il territorio di Pievepelago è l'esempio migliore per descrivere da un lato la vita del modenese di montagna, e dall'altro le leggende, gli itinerari e la ricchezza naturale del nostro Appennino.

#Via Vandelli

E' probabilmente una delle vie più importanti del territorio modenese, dopo la via Emilia, e la sua notorietà è data dal fatto che questa era la strada principale del Ducato di Modena che la collegava da nord a sud degli Appennini. Percorrendola si giunge nella Garfagnana e poi nella fascia costiera di Massa e Carrara. Per questo una volta a Pievepelago è piacevole una passeggiata lungo via Vandelli.

#Le Mummie di Roccapelago

Era Dicembre del 2010 quando, durante i lavori di ristrutturazione nella Chiesa della Conversione di San Paolo a Roccapelago di Pievepelago, gli archeologi hanno fatto una scoperta che non si sarebbero mai aspettati. All'interno di una fosse comune si trovavano 281 corpi di adulti, anziani, infanti e persino settimininidi cui 60 perfettamente mummificati e conservati nel tempo. Quella scoperta fu l'inizio di una ricerca approfondita in uno dei luoghi dell'Appennino modenese che fino a quel momento erano famosi per il castello, ma poco si sapeva della sua antica comunità. 

La questione più particolare riguarda il tipo di persone mummificate, infatti solitamente la mummificazione avviene per gruppi sociali come monaci, beati o membri di famiglie illustri. Ma in questo caso no, infatti qui l'intera comunità è stata mummificata. E non è solo unico in tutto il nord Italia, ma è persino una fonte rara di informazioni sullo stile di vita di quelle persone vissute tra la metà del XVI e la meetà del XVIII secolo. Il tutto è stato scoperto all'interno di un vero e proprio cimitero sotterraneo.

Le mummie vennero ritrovate impilate a formare una piramide e questo era segno evidente che si trattava di una fossa comune, eppure ciò non spiega allora come mai siano stati mumificati. Infatti sono tanti i casi in Italia, e non solo, di monaci per esempio mummificati per essere poi esposti in certe sale del monastero. Eppure qui sembra non essere stata volontà umana, ma è tutto legato al naturale e particolare microclima presente nella cripta, che ha permesso di conservare intatti fino a noi corpi, tessuti, indumenti, oggetti votivi, tradizioni e usanze che testimoniano un importante spaccato della storia di Roccapelago tornato finalmente alla luce.

#Lago Santo

Il Lago Santo è forse il più famoso lago nel modenese ed è tutto merito della sua vista spettacolare. E' infatti incastonato tra le montagne dell'Appenino e sulle sue acque si specchia il Monte Giovo con i suoi 2.000 metri di altezza, distante alcuni chilometri da Pievepelago. Oltre al pic-nic c'è la possibilità di usufruire dei servizi del Rifugio Vittoria. Per gli amanti delle escursioni il CAI ne ha previste diverse che partono dalle valli del Giovo e del Rondinaio. La leggenda vuole che al suo posto ci fosse un sasso rimosso da un gigante.

#Castello di Roccapelago

Il Castello di Roccapelago è una delle meraviglie medievali del nostro territorio. Dalla sua posizione, sopra uno sperone di roccia di oltre 1000 metri, domina la conca del Pelago. Quest'area fu di vitale importanza per i commerci tra Toscana ed Emilia, perché proprio dal Pelago passavano le vie commerciali che univano di fatto il Tirreno con l'Adriatico. Proprio per la presenza di vie commerciali fondamentali, ma anche per la difesa dei territori a sud dell'Emilia, i Longobardi decisero di edificare in questo luogo il Castello, che però sarebbe stato ampliato successivamente da Matilde di Canossa e nel 1240 dalla famiglia dei Montegarullo. Il passaggio da avamposto a fortilizio guelfo avvenne tra il '300 e il '400 quando il bellicoso Obizzo lo rese il più importante forte del Frignano, proprio perché il suo intento era quello di ribellarsi agli Este di Ferrara e combattare i loro alleati, ossia i Montecuccoli e la città di Lucca.

#Le capanne celtiche

Quando si parla di capanne celtiche si intende quelle costruzioni col tetto scalinato che ripetono le antiche tecniche costruttive dei Celti, che si sono diffuse nella zona di Pievepelago presso la località Roncacci-Casoni. Ma vediamo esattamente quali sono e cosa possiamo scoprire tramite queste costruzioni della civiltà celtica modenese. La capanna celtica in località Roncacci (1169 metri) presenta una tipica copertura in segale e portico di pietra, risale al 1772 ed è stata ristrutturata nel 1985 grazie all'Accademia dello Scoltenna e al Lyons Club del Frignano. Lo spazio della capanna è diviso in due livelli, si crede destinati nell'antichità allo stivaggio di foraggio in uno dei livelli, mentre quello inferiore per gli animali.

La capanna celtica in località Pianella (1126 metri) è stata recentemente consolidata e conserva il classico profilo scalinato delle due pareti di fondo, con le caratteristiche penne che proteggono la parte superiore del muro. La capanna celtica a Borracchione è in condizioni precarie, ma mantiene un particolare profilo ripido delle penne e una dislocazione delle porte d'accesso sulle pareti lunghe.Un'altra capanna celtica si incontra poi sulla via Vandelli, classico esempio di via di crinale, ossia una realizzazione senza grandi opere e a tipica concezione militare, perché in posizione dominante e facilmente difendibile, anche se ciò la rende esposta alle intemperie che ne impedivano la percorribilità in inverno.

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