Libri: il declino del "sogno emiliano" in "Provincia Exotica"

Un felice esordio per la casa editrice modenese Della Cella: con questa sua nuova fatica letteraria, l'autore reggiano Fabrizio Tavernelli mette a nudo la fine dell'utopia emiliana

Fabrizio Tavernelli

Un flusso di coscienza inarrestabile, apparentemente entropico, ermetico, ma capace di palesare immediatamente il fine ultimo dell’approdo: quel declino della provincia (estesa) emiliana, diversa da come siamo abituati a pensarla, abitata ormai da spossanti rituali consuetudinari arrivati alla deriva. Così potrebbe essere definito Provincia Exotica, la nuova fatica artistica di Fabrizio Tavernelli, classe 1965 di Correggio (Reggio Emilia), cantante, produttore, musicista, dj e ora ben accetto scrittore.

RACCONTI - Insieme a Tavernelli, che storicamente lo si ricorda nel progetto musicale degli Afa (Acid Folk Alleanza), esordisce anche Della Cella, casa editrice diretta dal modenese Stefano Soranna, che ne ha curato la pubblicazione, affidando la grafica della suggestiva copertina a Robert Rebotti. Provincia Exotica non è un semplice libro (80 pagine, 9 euro), ma una raccolta di appassiona(n)ti aneddoti, incontri, storie, sulle strade della provincia, alla ricerca degli “Emiliani in terra” (è l’esplicativo titolo della prefazione di Massimo Zamboni).

DECLINO - Un libro, a suo modo, di denuncia, capace di evidenziare quelle imperfezioni che affiorano alla finestra del circostante, sbattendoti in faccia il declino di ideali e utopie di un modello, quello emiliano, che frana sotto il peso dei suoi stessi simboli. Il crollo di quella antica sapienza contadina, che forse non è mai esistita «perché ormai – si legge nel capitolo “L’insostenibile tenerezza del ricco”, forse il più colto dal punto di vista stilistico – anche le menti, gli istinti degli abitanti delle campagne erano un delirio di mostruosità, di false concezioni del mondo, una prepotente e arrogante foga di sfruttamento dei doni della natura". Ma c’è un’altro punto cardine di questo lavoro editoriale, che si consuma nell’incontro tra gli italiani e gli stranieri che abitano le nostre terre. "Con la sharia reggo la tua economia" si legge nel capitolo “Pakistano reggiano”, come ad evidenziare come sia proprio il lavoro dei nuovi italiani a reggere produzioni tipicamente locali, come ad esempio il parmigiano reggiano; perché "dal Po alla via Emilia, mi sembra il Pakistan, l’India. Pakistan reggiano Pakistan".

 

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