Pienone al PalaPanini per lo spettacolo di Federico Buffa "Il rigore che non c'era"

Sport, vita, ostacoli, successi: in una parola, emozioni. Tra i brividi per la conquista delle coppe alzate e per la capacità di saper guardare oltre alle medaglie, cavalcando l’onda del destino sulle scelte giuste o sbagliate, ieri sera – giovedì 10 ottobre – al PalaPanini Federico Buffa è stato come ce lo si aspettava. Straordinario. E’ stato un successo lo spettacolo “Il Rigore che non c'era” del noto storyteller lombardo, un evento organizzato a Modena dal progetto SportMore che per l’occasione ha scelto una location davvero suggestiva, il tempio del volley, in una serata indimenticabile per i moltissimi presenti.

 “Il Rigore che non c’era”, ultimo e già acclamato lavoro di Buffa scritto a quattro mani con Marco Caronna e con la produzione di International Music and Arts, a Modena proponeva la seconda tappa di una tournée iniziata il giorno prima e che approderà sui palchi delle sale più prestigiose d’Italia. Ebbene non poteva esserci “teatro” più significativo del PalaPanini per una rappresentazione che ruota giocoforza intorno allo sport, e che perfettamente si è calata nel contesto di una realtà – la struttura di viale Divisione Acqui – dove si respira l’aria della gloria e dove si è costruita la storia delle imprese sportive.

Dunque i posti messi a disposizione nell’area del parquet e sulle gradinate sono stati occupati pressoché completamente dal pubblico. Centinaia e centinaia di cittadini hanno voluto assistere a questo spettacolo che ha costituito un ragionamento sul destino: a un certo punto di una qualsiasi partita, un qualunque arbitro decide di fischiare un rigore, giusto o sbagliato, vero o falso e in quel momento, quello in cui la sorte ci mette davanti a un bivio, con una porta rossa o una porta nera da aprire per proseguire il cammino, cambia la vita di tutti. 

E’ cominciato così il viaggio del celebre interprete, interrogandosi sul destino che avrebbe potuto essere diverso, tra esistenze e sliding doors. Il “Rigore” si è snodato con una caratteristica nuova per lo storyteller: non si tratta solo di storie a sfondo sportivo e ha raccontato, con leggerezza, di persone che hanno scelto prima che l’arbitro fischiasse. Di Garrincha e il Loco Housemann che svendono la loro vita scintillante a una bottiglia, di Mandela che decide di resistere 27 anni in carcere, di Billie Holiday che canta “Strange fruits” negli Stati del sud, di Lebron James o di Colin Kaepernick che cantano della stessa cosa sui rispettivi campi da gioco. E poi ancora da Pelé ai Beatles, da Ali a Messi, dal Grande Torino a Dylan e Kubrick, l’evocazione di eventi minimi e intrecciati che indirizzano un eclatante corso alternativo delle cose. Molto altro ancora, tanti altri personaggi hanno costellato le quasi due ore di interpretazione di Buffa che, affiancato da Marco Caronna, Jvonne Giò e Alessandro Nidi in un team più che affiatato, ha strappato a ripetizione sorrisi, suggestioni e soprattutto ha offerto riflessioni.

Senza dimenticare l’omaggio al territorio, Modena appunto, qui rappresentato in primis dalla “decisione” della famiglia Panini di compiere la scommessa delle figurine: una scelta che ha talmente inciso nell’immaginario comune del Paese, ha osservato Buffa sul palco, tanto da entrare nelle nostre tasche, dove le “figu” hanno sostituito i santini all’interno dei portafogli.

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