"Dall’esodo all’itinerario. Lo straniero nella bibbia, una lettura protestante"

Lunedì 30 marzo proseguono alla Fondazione Collegio San Carlo di Modena (via San Carlo, 5 ) le lezioni della seconda parte del ciclo dedicato al tema Ospite, ideato dal Centro Studi Religiosi. Yann Redaliè tiene la conferenza dal titolo Dall'esodo all'itinerario. Lo straniero nella Bibbia, una lettura protestante.

Yann Redaliè è professore di Nuovo Testamento presso la Facoltà Valdese di Teologia di Roma, di cui è stato decano (2010-2014). È stato inoltre pastore a Ginevra e a Parigi nella Mission Populaire évangélique de France (Mc All Mission). Biblista, ha dedicato i suoi studi soprattutto alla didattica del Nuovo Testamento e alla tradizione paolina, di cui ha particolarmente approfondito i contenuti teologici e cristologici e la funzione parenetica delle epistole pastorali (Tito, 1 e 2 Timoteo). Membro del comitato di redazione della rivista «Protestantesimo», tra le sue pubblicazioni ricordiamo: La Mission populaire (Genève 1981); Paul après Paul. Le temps, le salut, la morale selon les épîtres à Timothée et à Tite (Genève 1994); Arte e teologia. Relazioni della «Rencontre des facultés de théologie protestantes des pays latins» (a cura di, Torino 1997); La deuxième épître aux Thessaloniciens (Genève 2011); I Vangeli. Variazioni lungo il racconto. Unità e diversità nel Nuovo Testamento (Torino 2011).

L'esodo è l'archetipo inaugurale dell'identità del popolo, più della conquista della terra promessa. Abramo diventerà padre dei credenti attraverso la sua uscita da Ur dei Caldei per mettersi in cammino sulla base di una promessa. Giuseppe viene espulso dai suoi fratelli e diventa grande e potente in un paese straniero. Mosè il liberatore porta il suo popolo fuori dall'Egitto. Poi l'esilio sarà questo trauma terribile che senza fine fa riscoprire la propria terra come promessa, ed è esperienza decisiva anche nella costituzione della Bibbia. Il motivo che più di ogni altro esprime l'identità del popolo di Dio è l'uscita, l'esodo. L'identità si costituisce nell'uscita. Ma l'uscita diventa itinerario. Non si tratta solo di lasciare una terra, di liberarsi da una schiavitù, si traccia un itinerario rilevante, soprattutto raccontandolo e ri-raccontandolo, ogni volta integrando nuove esperienze. L'uscita diventa una vita da raccontare a qualcuno, un'identità da condividere con altri, una fede da confessare a tutti.

Questo passaggio dall'esodo all'itinerario ci richiama con forza in una società dove molti si sono incamminati, costretti dalla violenza, dalla necessità economica, o anche mossi dal bisogno di scoprire nuovi orizzonti, dalla speranza di vivere un vita più serena e appagata, e sono approdati in terra altrui - spiega Redaliè - Emigranti, migranti, immigranti. La promessa è che tutti questi esodi potranno diventare degli itinerari, percorsi significativi che ciascuno potrà raccontare ad altri e anche ai propri figli nella durata.

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