"Il terzo uomo", il grande cinema torna ai Giardini Ducali

Girato in stile neorealistico a Vienna subito dopo la guerra, simbolico di un mondo devastato e diviso, è ricordato soprattutto per alcuni momenti sopra le righe. Tra questi, l’esperto di cinema Alberto Morsiani ricorda “la prima apparizione di Harry Lime, personaggio ‘bigger than life’ tipico di Orson Welles, nel vicolo la cui oscurità è spezzata da un improvviso lampo di luce che ne svela la sardonica silhouette acquattata in un androne”.

È “Il terzo uomo” di Carol Reed (GB, 1949), il film che si proietta giovedì 8 agosto alle 21 ai Giardini Ducali di Modena, come sempre a ingresso libero, per la rassegna “I grandi capolavori restaurati”. Ogni giovedì, infatti, lo spazio verde del centro storico in corso Canalgrande diventa cinema all’aperto per proiettare, a cura di Alberto Morsiani e in collaborazione con la Cineteca di Bologna, film restaurati che hanno fatto la storia del cinema.

La rassegna è parte integrante del programma dei “Giardini d’Estate”, a cura di Studio’s, nell’ambito dell’Estate modenese organizzata dal Comune con sostegno di Fondazione Cassa di risparmio di Modena ed Hera (main sponsor dei Giardini).

Oscar per la straordinaria fotografia in bianco e nero di Robert Krasker, nominato anche per la regia e il montaggio, e Palma d’oro a Cannes per Reed – spiega Morsiani - "Il terzo uomo", scritto da Graham Greene che prosegue la collaborazione con Reed dopo "Il fuggiasco", è uno dei film più iconici realizzati.

Nel film (proiettato nella versione restaurata del 2015 in 4K da Studio Canal) ci viene presentata una Vienna divisa in quattro: americana, francese, inglese e russa. E due protagonisti, continua Morsiani, ne impersonano il doppio volto. Lo scrittore Holly Martins (Joseph Cotton) quello d’una città con le mani ancora sporche di sangue e intrisa di ipocrita perbenismo, di facciata, dove la cultura è ostentata, dove lo straniero, anche se accolto con finta cordialità, è visto con sospetto. Il trafficante di penicillina Harry Lime (Orson Welles, carismatico cattivo, nella linea Kane / Arkadin / Quinlan) quello di una città sotterranea, popolata più da ombre che da luci; la Vienna dell'illegalità e del crimine, viva e pulsante. Ne scaturisce, conclude l’esperto di cinema, un senso di disagio e spaesamento, accentuato dalle inquadrature sghembe che ci mostrano spesso le figure dal basso in alto e che rammentano il cinema espressionista tedesco. Le ombre minacciose si proiettano su palazzi illuminati dai lampioni.

Prossimo appuntamento coi capolavori del cinema restaurato giovedì 22 agosto, quando ai Giardini Ducali alle 21 si proietta “Tempi moderni” di Charlie Chaplin. Il programma completo dell’Estate è online.

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