"Liberalsocialismo, non violenza e compresenza in Aldo Capitini. In memoria", a cinquant'anni dalla morte del pensatore

Giovedì 24 gennaio alle ore 16 si terrà l’incontro dal titolo Liberalsocialismo, non violenza e compresenza in Aldo Capitini. In memoria, a cinquant'anni dalla morte del pensatore, nella sede dell’Accademia di Scienze, Lettere e Arti in corso Vittorio Emanuele II, 59 (sezione di Scienze morali, giuridiche e sociali). L’iniziativa è dedicata al ricordo della figura di Aldo Capitini filosofo, politico, antifascista, poeta ed educatore.

Tre sono gli interventi che si succederanno nel corso della conferenza:

  • Il Liberalsocialismo a cura di Marcello Rossi, direttore della rivista Il Ponte;
  • Il principio di non violenza di Aldo Capitini, a cura di Lanfranco Binni, coordinatore del Comitato Umbro «A. Capitini 2018 »;
  • La compresenza dei morti e dei viventi a cura di Massimo Jasonni, già docente di Diritto Canonico all'Università di Modena e Reggio Emilia


Aldo Capitini (Perugia 1899-1968) coniò il termine Liberalsocialismo, da cui prende corpo il Partito della Cultura e della Cultura di Piero Calamandrei ne Il ponte. Antifascista dal 1929, di educazione cattolica, ma rigorosamente laica e fattasi anticlericale con l'approvazione del Concordato del 1929 tra la Chiesa cattolica e il regime, fu cacciato dalla Scuola Normale Superiore di Pisa nel 1933 per aver rifiutato la tessera del PNF come atto di abiura. Promosse e organizzò le reti clandestine in Umbria e, arrestato nel 1942 e nel 1943, organizzò dopo la liberazione di Perugia i COS, Centri di orientamento sociale.

Teorico della non violenza e della "compresenza", scrittore, poeta, pedagogista, orientò i lavori dell'Assemblea Costituente e rappresentò, sulla scia di Gramsci, di Gobetti e dei Rosselli, un faro per una cultura socialista liberata da ogni forma di sovietismo. Il leader socialista Pietro Nenni annotava nel suo diario: “E’ morto il prof. Aldo Capitini. Era un’eccezionale figura di studioso. Fautore della nonviolenza, era disponibile per ogni causa di libertà e di giustizia. Lo conoscevo poco di persona. Invece avevo con lui una vecchia collaborazione epistolare nel senso che mi scriveva sovente di ognuno dei problemi morali della società contemporanea. Mi dice Pietro Longo che a Perugia era isolato e considerato stravagante. C’è sempre una punta di stravaganza ad andare contro corrente, e Aldo Capitini era andato contro corrente all’epoca del fascismo e di nuovo nell’epoca post-fascista. Forse troppo per una sola vita umana, ma bello.”

L’incontro è ad ingresso libero. Per informazioni è possibile telefonare allo 059 225566

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