Pixel, danza e tecnologia si fondono al Comunale

foto Laurent Philippe

Va in scena domenica 22 febbraio 2015 alle 21 al Teatro Comunale "Luciano Pavarotti" lo spettacolo Pixel, presentato in prima ed esclusiva italiana da Compagnie Käfig dopo il debutto in Francia lo scorso novembre alla Maison des Arts Creteil. Pixel, prodotto presso il Centre Chorégraphique National de Créteil et du Val-de-Marne dove la compagnia è residente sotto la direzione di Mourad Merzouki, coreografo dello spettacolo, è nato dall’unione di danza contemporanea, hip-hop, arte circense e soprattutto di proiezioni multimediali che creano una scenografia virtuale entro la quale si muovono gli undici danzatori.

Le scene sono firmate a quattro mani dalla pittrice e scenografa Claire Bardainne e da Adrien Mondot, artista multidisciplinare che unisce movimenti acrobatici e tecnologia virtuale. Nello spettacolo i danzatori si muovono e interagiscono in uno spazio tridimensionale creato attraverso proiezioni video computerizzate. Un ambiente artificiale, un universo impalpabile e sognante dove alla trascinante energia della street dance si uniscono elementi ludici e poetici.

Nato a Lione, Mourad Merzouki si è avvicinato giovanissimo alle arti marziali e al circo contemporaneo. Entrato nel mondo della danza attraverso la cultura hip-hop, ha sviluppato una gestualità originale confrontandosi con linguaggi coreografici diversi, quali quelli di Maryse Delente, Jean-François Duroure e Josef Nadj. Dall’unione di hip-hop e danza contemporanea, nel 1996 è nata la sua compagnia Kafig (a oggi, oltre 2300 rappresentazioni in 61 Paesi diversi davanti a oltre 1 milione di spettatori), e dal 2009 è diventato anche direttore del Centre Chorégraphique National de Créteil e du Val-de-Marne. Oggi è uno dei più importanti coreografi francesi.

“Nella quotidianità – ci dice il coreografo - siamo attorniati dalla tecnologia digitale, circondati da schermi video, è sufficiente attraversare una grande metropoli per immaginare come saranno le città del domani. Pixel mi ha trasmesso la sensazione di non riuscire più a distinguere la realtà dal mondo virtuale, portandomi a un nuovo approccio esplorativo di queste tecnologie con e per la danza. Voglio aprire una nuova via di dialogo tra il mondo virtuale della proiezione digitale e la realtà del movimento legata al corpo del danzatore. Ho scommesso sull’energia dell’hip-hop che, miscelata a poesia e sogno, ha creato uno spettacolo di incontro ‘unico’ tra queste due forme artistiche.”

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