"Quando le emozioni diventano cibo", se ne parla a Carpi

A tutti, almeno una volta, è capitato di trovarsi a mangiare di più perché ci sentivamo ansiosi, preoccupati o annoiati. In quel caso abbiamo sperimentato la fame emotiva (emotional eating), quella morsa che arriva all’improvviso allo stomaco e spinge inconsapevolmente verso il frigorifero o la dispensa a consumare qualcosa di super saporito o di dolce che riempie e dà un sollievo temporaneo lasciando poi spazio a sentimenti di colpa e vergogna.
La ricerca del cibo per un nutrimento emotivo, come conforto quando si è tristi, rassicurazione quando si ha paura, amore quando ci si sente soli, rifugio quando si vivono incomprensioni in famiglia o sul lavoro offre una gratificazione immediata che allenta la morsa dello stress emotivo e diventa un’abitudine che tende a ripetersi nel tempo.
Il mangiare emotivo è legato a modalità di gestire i propri stati interiori apprese nella relazione di attaccamento dell’infanzia, si associa, quindi, molto presto all’affettività e assume valore consolatorio, riparatorio e compensatorio. Tale associazione, però, diventa negativa quando la confusione tra il cibo e le emozioni non arriva alla coscienza oppure quando, pur rendendocene conto, non sappiamo come interromperla. Diversi studi dimostrano che le persone che soffrono di fame nervosa hanno una bassa tolleranza delle emozioni, difficoltà a riconoscere e gestire in modo adeguato stati emotivi come la rabbia, bassa autostima e scarsa percezione del proprio corpo.
Per ridurre la fame emotiva che scatena il bisogno dei cosiddetti confort food, occorre conoscerla meglio e acquisire consapevolezza dei propri modelli di consumo alimentare. Quando ci alimentiamo in risposta alla fame psicologica è come se non riuscissimo a distinguere i segnali corporei di fame e sazietà.
Nella conferenza si parlerà delle strategie per gestire le emozioni difficili e dell’importanza del lavoro con lo psicologo che, insieme al nutrizionista, aiuta a considerare gli aspetti psicologici fondamentali per lasciare al cibo la sua funzione nutritiva e fisiologica per recuperarne e valorizzarne la dimensione sociale senza confonderla con quella emotiva.
Abramson E. (1998), Emozioni e cibo. Come controllare la fame nervosa. Positive press, Verona.
Dalle Grave R (2018), Terapia cognitivo comportamentale multistep per i disturbi dell’alimentazione. Teoria, trattamento e casi clinici. Erickson, Trento.
Vignai P., Todisco P. (2007), Quando le emozioni diventano cibo. Psicoterapia cognitiva del Binge Eating Disorder. Libreria Cortina, Milano.

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