"R.osa. 10 esercizi per nuovi virtuosismi", lo spettacolo di danza fuori da ogni cliché al Teatro Italia

“R.osa. 10 esercizi per nuovi virtuosismi” è uno spettacolo di danza fuori dai cliché che ha incantato le platee italiane e finalmente approda anche nel modenese, al Nuovo Cinema Teatro Italia di Soliera, nella serata di giovedì 7 marzo, con sipario alle 21.15.

La performance si inscrive in un percorso di ricerca, quello della coreografa Silvia Gribaudi che intende mettere al centro della scena corpi difformi rispetto alla convenzionale rappresentazione del danzatore: un’indagine che, avviata nel 2009 con “A corpo libero”, ha toccato il tema del rapporto tra l’invecchiare e l’azione coreografica e quello dell’identità di genere. Stavolta, sotto i riflettori, c’è Claudia Marsicano (che, per questa interpretazione, ha vinto il Premio Ubu 2017 come migliore attrice/performer under 35), un corpo “boteriano” che esonda dalla seta cangiante del costume turchese e la voce leggera flessa nei moduli di un vezzoso inglese madrelingua. Segnato dall’azzurro acceso del body e dal rosa delicato della carne, il suo corpo si presenta come un catalizzante fatto scenico e la platea si pone in un ascolto già rapito della sua interpretazione di "Jolene" di Dolly Parton, un arrangiamento canoro organizzato su ironiche ritrosie che rapidamente evolvono in un gioco di accelerazioni e distorsioni.

Dieci azzardi scenici per altrettante visioni – pittoriche, musicali, cabarettistiche – tra le quali l’interprete si destreggia con delicatezza, umorismo e una vera abilità nel rendere progressivamente più intensa, brillante e intuitiva la propria relazione con il pubblico. La frontalità immobile degli spettatori viene convocata all’azione: guidati dall'esuberante trainer, tutti iniziano a muoversi e la platea, in pochi istanti, diventa la dance floor di un incredulo ballo di gruppo. Poi la condivisione si scioglie nei riti dello stretching, mantenendo intatto il canale ampio di una comunicazione ormai instaurata: si può ammirare il disegno mobile e uniforme delle braccia che si sollevano e si abbassano al ritmo dolce di un esercizio di inspirazione e espirazione, il costante guizzare dell’attenzione divertita. La danzatrice tenta le pirouettes, movimenta col corpo la sillabazione delle parole italiane preferite (“rombo”, “opuscolo”, “forchetta”), quasi a disporre nella dimensione dello spazio la traccia volubile del linguaggio e del suono, segna con l’espressività facciale e con pause ironiche, la partitura ritmica del proprio discorso scenico.

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