"Non produce lavoro", critiche dai sindacati modenesi al Reddito di Cittadinanza

Cgil e Cisl, i cui caf hanno lavorato alle pratiche nelle scorse settimane, tracciano un profilo preoccupante delle situazioni analizzate e si schierano contro il sussidio voluto dal M5S

Delle 5.200 domande di reddito di cittadinanza fatte sinora dai cittadini modenesi, una gran parte (oltre 3.600) è passata dai Centri di assistenza fiscale. Questo ha dato modo ai sindacati modenesi, attraverso i loro caf, di analizzare la situazione dei richiedenti e di formulare alcune considerazioni che si rivelano tutt'altro che benevole nei confronti del sussidio varato dal Governo e che ha rappresentanto il perno della campagna elettorale del Movimento 5 Stelle.

Quasi 1.100 domande sono state trattate dagli uffici di Modena e provincia del Caf della Cgil, pari circa ad un terzo delle domande presentate tramite i Caf. "Da un primo esame delle domande, il profilo dei richiedenti è rappresentato per la maggior parte da persone ultra 50enni espulsi dal mercato del lavoro, il cui profilo assomiglia molto a quello degli esodati. Si tratta spesso di persone con gravi difficoltà psico-fisiche e/o con profili professionali molto fragili e quindi difficilmente collocabili sul mercato del lavoro", spiega il sindacato modenese.

Per questo motivo si rafforza la valutazione della Cgil sul reddito di cittadinanza come "strumento principalmente di sostegno alla povertà e alla fragilità sociale, e non di inserimento attivo al lavoro". Spiegano da piazza Cittadella: "Proprio per questo avrebbe dovuto essere gestito in modo più proficuo attraverso la rete degli assistenti sociali sul territorio come accadeva per il Rei (reddito di inclusione). Una volta accettata la domanda del reddito di cittadinanza, per queste persone si dovrebbe aprire il percorso, non dell’avvio al lavoro, ma del patto per l’inclusione che prevede un pacchetto fino a 16 ore alla settimana di prestazione volontaria presso le amministrazioni pubbliche per progetti utili alla collettività. Percorsi che però le amministrazioni pubbliche non sono in grado di organizzare almeno per tutto il 2019 per carenza di personale che possa sovrintendere a questi percorsi". 

I numeri sulle domande del reddito di cittadinanza ci dicono che anche in una provincia ricca come quella di Modena il contrasto alla povertà è un problema rilevante (siamo la seconda provincia per domande dopo Bologna), frutto di una crisi economica che ha portato a molte espulsioni dal mercato del lavoro e di una di modifica della legislazione che ha impoverito gli ammortizzatori sociali, lasciando sole le persone. 

Sulla stessa lunghezza d'onda anche la Cisl: "Bene la lotta alla povertà, ma più che i sussidi servono opportunità di lavor", afferma la Cisl Emilia Centrale. "Per certi versi, lo strumento si sta rivelando necessario, anche se occorre analizzare bene numeri e flussi – afferma il segretario generale della Cisl Emilia Centrale William Ballotta – Tuttavia, come sta chiedendo la Cisl a livello nazionale, il provvedimento deve essere completato da politiche attive per il lavoro. È sbagliato pagare le persone per restare a casa, devono essere pagate per il periodo necessario ad aggiornarsi, riconvertirsi o riqualificarsi professionalmente. Questo per noi è fondamentale e su questo continueremo a batterci".

"Ha chiesto il reddito di cittadinanza lo 0,75% della popolazione residente, una percentuale ben lontana da quella di altre province, soprattutto del Sud Italia. Tuttavia il numero fa riflettere – aggiunge Rosamaria Papaleo, componente della segretaria Cisl Emilia Centrale con delega alle politiche per il mercato del lavoro – Si tratta, infatti, di persone che hanno bisogno di un sostegno, a dimostrazione che la povertà non risparmia neanche territori ricchi come il nostro. Inoltre colpisce il fatto che, come rivelato anche delle persone che si sono rivolte al nostro Caf, oltre la metà delle domande provenga da donne. Questo significa che anche in un provincia sviluppata come la nostra e dove l’occupazione femminile è mediamente più alta che altrove, le donne sono ancora penalizzate sul mercato del lavoro.
Al di là dei numeri, però, - prosegue Papaleo - quello che ci preoccupa è il ritardo nell’attivare la cosiddetta seconda gamba del reddito di cittadinanza. Mi riferisco alle funzioni dei centri per l'impiego e alle assunzioni dei navigator, per le quali il governo sembra in ritardo. Senza contare che in Italia solo il 2% di chi cerca lavoro passa attraverso i centri per l’impiego. Difficile, quindi, - conclude la sindacalista della Cisl Emilia Centrale - essere ottimisti sul fatto che possano efficacemente favorire l’incrocio tra domanda e offerta di lavoro".
 

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