Gay Pride a Modena, nasce un comitato cattolico di "riparazione"

Alcuni fedeli laici modenese si organizzano in un gruppo denominato "San Geminiano Vescovo" che studia una serie di contro.iniziative: "Chiunque, dotato di quella ragione insita in ogni uomo, comprende la necessità di contrastare tali manifestazioni come contrarie al bene comune"

L'annuncio del primo "Modena Pride" la sfilata per i diritti Lgbt che è stata programmata per il 1 giugno in città non ha raccolto solo la reazione dei partiti politici, ma anche quella di certi ambienti della chiesa cattolica modenese, che hanno deciso di organizzarsi in un comitato.

Un non ancora ben precisato gruppo di fedeli laici, infatti, ha costituito oggi il Comitato “San Geminiano Vescovo”, con il dichiarato intento di "riparare il danno all’Ordine naturale e soprannaturale che un tale evento comporta". Il neonato gruppo spiega: "Purtroppo oggi la comunità fatica a percepire la gravità di queste manifestazioni e men che meno capisce la necessità di riparazione: la propaganda Lgbt è riuscita a farle passare come “normali”, celando deliberatamente i veri scopi dietro ad un’apparentemente innocua richiesta di diritti.  È nostro dovere ricordare che  i presunti “diritti”, sono in realtà la distruzione della famiglia,  il diritto di produrre bambini tramite l’eugenetica e l’utero in affitto, il diritto a diffondere le teorie gender nelle scuole e la giustificazione di pratiche aberranti come l’arresto della crescita dei bambini attraverso cure ormonali che bloccano appunto lo sviluppo. Il tutto con la pretesa di divenire casta protetta tramite leggi che definiscano omofobo chiunque esprima convinzioni contrarie ai loro diktat, instaurando il  reato di opinione tipico dei regimi totalitari".  

Un pensiero che è ben radicato in una certa parte della chiesa modenese - che è difficile definire maggioritario, ma che ha un suo peso - e che ha già dato vita in passato a molte manifestazioni pubbliche, non ultimo quella delle cosiddette "Sentinelle in piedi" negli anni in cui il dibattito sui diritti civili era al centro dell'agenda politica nazionale.

Al comitato non è certo sfuggita la scelta provocatoria adottata dagli organizzatori del Pride: "Tutto ciò appare evidente anche dalla scelta dell’immagine che Arcigay ha scelto come logo della manifestazione, ovvero il rosone del Duomo, simbolo modenese e cattolico per eccellenza. Non sorprende che dal centro sia stata tolta la Croce, sostituita dal nulla, dal vuoto cosmico, che è la nuova Moloch adorata dalla società moderna, fieramente laicista".

Il comitato "San Gemininano Vescovo" annuncia quindi che nelle prossime settimane verranno rese note le iniziative locali e chiosa: "Il popolo cattolico fedele alla Chiesa e al Magistero di sempre circa la condanna all’omosessualismo tracotante - oggi più che mai in auge - e all’omosessualità stessa, non potrà rimanere inerme, silente e fermo davanti a sì grave oscenità quale lo scandalo pubblico del “Gay-Pride”, che rappresenta il più basso livello di civiltà, oltre che di ragione"

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