Partecipate, il Comune mantiene le quote in Banca Etica

Modificata la norma che imponeva la dismissione delle 775 azioni dell’istituto di credito e ora il Consiglio comunale ha potuto annullare la decisione di venderle

Il Comune di Modena continuerà a essere socio di Banca Etica, mantenendo quindi la proprietà delle 775 azioni dell’istituto di credito che corrispondono a una quota dello 0,068 per cento del capitale sociale, per un valore di circa 45 mila euro. Lo aveva annunciato in gennaio il sindaco Gian Carlo Muzzarelli, spiegando che una norma della legge di Bilancio approvata a fine anno dal Parlamento consentiva di evitare la dismissione già decisa nei mesi precedenti. Ora lo conferma il Consiglio comunale approvando (voto a favore di Pd, Art1-Mdp-Per me Modena, M5s; astenuta FI) la delibera con la quale si va a modificare proprio in quel punto il provvedimento di Revisione straordinaria delle partecipazioni societarie che lo stesso Consiglio aveva approvato lo scorso aprile applicando le disposizioni del Tusp, il Testo unico sulle società a partecipazione pubblica, che imponeva la dismissione.

Come ha ricordato l’assessore al Bilancio Andrea Bosi presentando la delibera, però, il Consiglio comunale in quell’occasione aveva approvato anche un ordine del giorno in cui si sottolineava l’alto valore politico rappresentato dalla partecipazione del Comune visto che la società ha come scopo “la raccolta del risparmio e l’esercizio del credito applicando i principi della finanza etica”. Per questo motivo si chiedeva un intervento al governo per consentire alle amministrazioni pubbliche di mantenere le quote di partecipazione.

L’intervento è arrivato il 29 dicembre, con una modifica al Tusp contenuta al comma 891 dell’articolo 4, che prevede la possibilità “per le amministrazioni pubbliche di acquisire o mantenere partecipazioni, comunque non superiori all'1 per cento del capitale sociale, in società bancarie di finanza etica e sostenibile, come definite dall'articolo 111-bis del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, senza ulteriori oneri finanziari rispetto a quelli derivanti dalla partecipazione medesima”.

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Intervenendo prima dell’approvazione della delibera, il consigliere Marco Forghieri, Pd, ha sottolineato che “con l’approvazione dell’ordine del giorno, il Consiglio aveva messo in evidenza che la tipologia e l’oggetto sociale di Banca etica non sono in contrasto con le attività e la mission del Comune. Rimane il rammarico che ancora una volta l’eccessiva stratificazione normativa abbia colpito anche Banca etica, disperdendo tempo e risorse”.

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