Welfare. In due mesi 6.100 domande per il Reddito di solidarietà

Dalla partenza, a settembre, recuperati 9 milioni: si aggiungono ad altri fondi non spesi del bilancio 2017, che permettono lo stanziamento aggiuntivo per le persone con disabilità o bisognose d'assistenza

Sono 6.100, in Emilia-Romagna, le domande presentate per il Reddito di solidarietà (Res) a due mesi dal suo avvio. Uno strumento concreto per aiutare le persone in grave difficoltà economica, che si sta dimostrando efficace, sebbene i tempi siano molto stretti per darne una valutazione definitiva. Dalla Regione arriva poi un ulteriore sostegno per le persone bisognose di assistenza, soprattutto quelle con disabilità16,5 milioni andranno infatti a finanziare il Fondo per la non autosufficienza. Le risorse sono state recuperate in parte da fondi non spesi del bilancio 2017 e per la parte rimanente, circa 9 milioni, dai contributi destinati quest'anno al Res e non ancora utilizzati per l'impossibilità di esaurire tutte le risorse previste nei mesi conclusivi dell'anno.

Infatti, il posticipo dell'avvio del Reddito di solidarietà si è reso necessario dal dover allineare tutti gli strumenti regionali, a partire da quelli informatici, con quanto previsto dalla normativa nazionale, oltre al dover rendere compatibili le banche dati interessate dal provvedimento e arrivare alla necessaria convenzione con l'Inps. Tutto per garantire il regolare funzionamento del Res una volta avviato e per permettere ai cittadini di fare un’unica e semplice domanda.

A presentare un aggiornamento sul Reddito di solidarietà, strumento che l'Emilia-Romagna è stata tra le prime Regioni a prevedere e a far partire, è stata oggi in Assemblea legislativa la vicepresidente e assessore al Welfare, Elisabetta Gualmini, nell'ambito della variazione di bilancio 2017 che ha portato all'ulteriore stanziamento per il Fondo per la non autosufficienza.

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"I numeri dimostrano che la misura nei primi due mesi sta funzionando - ha sottolineato Gualmini-: 6.100 domande in soli due mesi dall'avvio sono un dato di fatto oggettivo. E i dati definitivi, che presenteremo entro la fine dell'anno, dimostreranno chi sono i nuclei interessati e quali caratteristiche hanno. La misura- ha spiegato la vicepresidente- è partita a fine settembre perché lo studio e la messa in atto di nuove politiche pubbliche, per di più così complesse, richiede competenza, serietà e tempo. Il 'ritardo' è legato all'assoluta novità di questo strumento, che ha avuto oggettivamente bisogno, per partire, di passaggi seri: analisi di fattibilità, stime sul tessuto economico e sociale, legge regionale, regolamento d'attuazione, intese con i Ministeri e accordo con l'Inps, oltre alla necessità da parte dei Comuni di organizzarsi. Nessun errore, quindi, né nell'introduzione della misura, né sul bilancio, anzi: questa è una Regione che ha un'elevatissima capacità di spesa e di impegno di tutte le Regioni italiane. La strada della lotta alle condizioni di disagio andava presa- ha concluso Gualmini-. L'abbiamo fatto: il welfare va costantemente modificato perché i bisogni cambiano e vanno anticipati".

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