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Islam, Pighi: "Impossibile vietare il burqa con un'ordinanza"

La risposta del Sindaco a un'interrogazione del consigliere Pdl Galli, protagonista di un "avvistamento" lo scorso giugno: "Mancano le caratteristiche di contingenza e urgenza, più quelle di ordine pubblico e sicurezza urbana"

Il caso si era verificato ai primi di giugno, ma solamente ieri è approdato in consiglio comunale grazie a un'interrogazione: il consigliere Pdl Andrea Galli aveva "avvistato" in piazza Roma una donna indossare il burqa: Galli (Pdl): "Donna in burqa in pieno centro storico"
"Sollecitato da uno dei numerosi cittadini transitati in piazza - disse allora il consigliere - ho provveduto ad avvisare le forze dell'ordine che, intervenute per identificare la persona travisata, sono sopraggiunte quando la persona si era allontanata da pochi minuti come possono testimoniare alcuni negozianti presenti"

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. Dopo questo episodio, Galli annunciò l'interrogazione in consiglio comunale per sapere se il Sindaco possa impedire l'uso del burqa con un'ordinanza.

IL SINDACO - La risposta del primo cittadino Giorgio Pighi è negativa: "La Legge reale non è applicabile e burqa e niqab. E per quanto riguarda le ordinanze, mancano le caratteristiche di contingenza e urgenza, più quelle di ordine pubblico e sicurezza urbana". L'interrogante Galli non ha apprezzato la risposta: "Che la Legge reale fosse inadeguata, perchè riferita a esigenze del 1975, era noto - commenta il consigliere Pdl - La mia speranza era una presa di posizione da parte del sindaco. Invece non ho visto un solo riscontro dei nostri timori. Dovremmo dare un volto ai nuovi cittadini e fare in modo che si integrino, ma il sindaco non ha speso una sola parola su questa prigione in cui sono le donne costrette a vivere". Galli prosegue la requisitoria contro il Sindaco si sarebbe "nascosto dietro a degli artifici giuridici - attacca - Ma le donne non hanno bisogno di queste
parole. Quella del sindaco è una risposta insoddisfacente, grave e povera di contenuti".

PRECEDENTI - Il burqa è sempre stato un argomento molto caro al centrodestra modenese, una sorta di "bigfoot", come definito da un blogger sassolese, che però compare solamente nei comunicati stampa del Pdl: prima dell'avvistamento di Galli, l'assessore alle pari opportunità del Comune di Sassuolo Claudia Severi può a tutti gli effetti ritenersi un'esperta di questo genere di osservazioni. Ad aprile, denunciò il disagio procurato dalla presenza di una donna in niqab all'Esselunga di via Circonvallazione impegnata a fare la spesa con il suo compagno, mentre a gennaio dichiarò di avere ricevuto diverse segnalazioni in merito a una donna in burqa all'Ospedale cittadino: "Gia’ a Luglio avevamo denunciato queste presenze nei pressi del condominio I Gerani e, contestualmente, avevamo manifestato l’intenzione di svolgere una ricerca approfondita sulla situazione del Burqa in città". Ma la "questione burqa" è motivo di un allarme sociale reale? Se da una parte c'è la criticità della "prigione di stoffa" di cui sono vittime certe donne, dall'altra c'è il numero estremamente esiguo di potenziali vittime di questo fenomeno: come recita l'annuario statistico del Comune di Modena, al 31 dicembre 2008 erano residenti sul territorio cittadino un totale di 31 persone di nazionalità afghana, di cui 22 maschi e 9 femmine. Tra queste ultime, 4 erano minorenni, 5 maggiorenni. Numeri così circoscritti che rendono alquanto improbabile l'esplosione della moda del burqa.

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