Renzi affila le armi, la campagna elettorale parte da Bosco Albergati

Il sindaco di Firenze cita il "Non è tempo per noi" di Ligabue, ma lavora per sconfessare quella citazione. Matteo Renzi sta trasformando anche l'Emilia in terra di conquista, invocando a gran voce il congresso Pd e mettendo in guardia Letta sulle azioni di governo

Renzi alla Festa di Bosco Albergati con una birra di bersaniana memoria (foto Federico Luccarini)

Un arrembante Matteo Renzi ha sconfitto il caldo, l'orario non favorevole e il periodo già vacanziero, facendo registrare il pienone a Bosco Albergati. Missione compiuta per il sindaco di Firenze, capace di radunare ieri alle 18.30 oltre 2500 persone alla festa democratica in terra castelfranchese e dare una prova di forza con toni già proiettati ad una campagna elettorale i cui fantasmi sono stati evocati ormai a larghe intese.

L'intervento di Renzi, tra una citazione di Ligabue e una di Alda Merini, ha avuto tutti i connotati di un comizio elettorale, attento non solo alla stringente attualità che sta tenendo i politici insolitamente lontani dalle spiagge, ma soprattutto a questioni programmatiche e di posizionamento politico, che hanno già il sapore di una corsa congressuale e della mai negata intenzione di ergersi a leader del Pd già dal prossimo appuntamento elettorale.

Nella sua ora scarsa di intervento, oltre ai commenti sulla sentenza Mediaset, agli appelli al segretario Epifani per fissare la data del congresso, agli inviti al governo Letta di fare le riforme, Renzi ha sfoderato le cinque E (educazione, energia, equità, Europa e entusiasmo) che hanno tutta l'aria di essere un primo embrione comunicativo di cui sentiremo parlare a lungo nei prossimi mesi.

Ad accogliere l'esuberante fiorentino c'erano ovviamente i suoi maggiori sponsor locali, oltre alla discussa Francesca Maletti ed al segretario provinciale Paolo Negro che faceva gli onori di casa. E proprio le dinamiche interne al Partito Democratico hanno tenuto banco nel corso dell'intervento sul palco di Bosco Albergati. “Ho sentito autorevoli esponenti del mio partito dire che non possiamo fissare il congresso perché prima dobbiamo vedere cosa fa Berlusconi - dice Renzi strappando un sorriso - Sono vent'anni che aspettiamo di vedere cosa fa il Cavaliere. Ma almeno il congresso del Pd, lo possiamo fare senza sapere cosa fa Berlusconi?”. La provocazione renziana sarà stata sicuramente colta con favore dai tanti iscritti presenti, in quello che forse non si può più definire con assoluta certezza un feudo diessino.

Rompendo il suo silenzio mediatico nel quale si era volontariamente chiuso, Matteo Renzi ha tirato in ballo anche il premier Enrico Letta, confermando a parole il suo appoggio al Governo ma ponendo anche alcuni paletti, con l'arguzia di chi non smette di tirare acqua al proprio mulino. “Se il governo fa le cose, per me il governo può durare fino al 2018 – avvisa Renzi - ma non posso accettare che si indichi come nemico chi dice che si facciano le cose. Il governo pensi a fare e non a durare”. Se però non dovesse durare, le mosse sono già state ampiamente allestite.

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