Matteo Richetti lascia il Pd. Scatta una battaglia legale per i contributi non versati al partito

Il divorzio tra il senatore fioranese e i democratici è sofferto sotto il profilo umano ed ideologico, ma potrebbe diventarlo anche sotto quello legale. Il Pd provinciale reclama 185mila euro 

Finisce l'esperienza di Matteo Richetti tra le fila del Partito Democratico. Una decisione sofferta, come ha ammesso lo stesso Richetti, diretta conseguenza del mancato sostegno all'alleanza tra i dem e il M5S a sostegno del governo Conte bis. "Andrò nel gruppo misto per rispetto al mio gruppo e ho messo nel conto di lasciare il Pd. Non ho votato la fiducia e comincerò a costruire un nuovo spazio magari insieme a Calenda", veva annunciato il senatore ai microfoni di La 7

"Io oggi- spiega - ho vissuto le ore più brutte della mia vita, ma penso che questo partito abbia bisogno di qualcuno che dice basta. Questo Pd sta soffocando le energie e la libertà e questa scelta ha un tasso di ambiguità troppo elevato, non solo per il Pd ma anche per il Paese". Ancora: "Ma l'emergenza Salvini non pone nessuna soglia sotto la quale non si può andare?- si chiede Richetti - Un accordo andava trovato, io non ero pregiudizialmente contrario ma non su un terreno così ambiguo. Abbiamo liquidato in quattro giorni un dibattito di quattro anni con Leu. Noi veniamo da un partito dove certe scelte si discutono". 

Richetti, esponente del mondo cattolico cresciuto tra le filal dell'allora Margherita e poi tra i primi sotenitori e collaboratori di Matteo Renzi, guarda quindi a nuovi scenari partitici, in una fase quantomai incerta per quello che una volta si definiva l'area dei “moderati”.

Ma ad agitare le acque nel Pd modenese non è solo il distacco personale con un politico molto apprezzato sul territorio: la vicenda sta assumento contorni legali, dal momento che entrano in gioco questioni ben più materiali e venali delle scelte ideologiche. Repubblica rivela infatti di un contenzioso tra il partito e il senatore fioranese, con il segretario provinciale Davide Fava che reclama il versamento di una ingente cifra, pari a 185mila euro. Si tratta dei 2.500 euro mensili che i pralamentari, come di consuetudine, dovrebbero versare nelle casse della federazione e che Richetti non avrebbe mai devoluto. 

Sul piatto c'è anche un'altra cifra, quella dei 25mila euro che ogni candidato nelle liste del Pd si impegna a devolvere al partito all'atto della candidatura: Richetti avrebbe versato solo la metà di questa quota, ora reclamata per intero dai dem locali.

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