Moschea, il dibattito: Ballestrazzi visita la struttura, Lega Moderna è dubbiosa

L'approvazione della delibera sulla ristrutturazione è arrivata dopo tre ore di dibattito: il capogruppo di Modenacinquestelle.it ha detto di avere fatto un sopralluogo, il capogruppo modernista Nicola Rossi ha espresso perplessità sull'accatastamento

Vittorio Ballestrazzi, capogruppo Modenacinquestelle.it

L’ok alla delibera che consente l’intervento di riqualificazione della moschea in via delle Suore è arrivato dopo un dibattito di quasi tre ore, seguito anche da una ventina di ragazzi dell'associazione Giovani Musulmani d'Italia.

Nicola Rossi, Lega moderna, oltre ad avere espresso perplessità sull'accatastamento dell'immobile, ha posto una serie di quesiti “per avere un quadro più chiaro, perché dietro al provvedimento c’è una scelta politica: ampliare della moschea anziché prevedere comunità più piccole e più controllabili”.

Per Sergio Celloni, Mpa, “serve una regolamentazione a livello nazionale sulla realizzazione di moschee, che non devono essere lasciate alla discrezione dei sindaci ed è fondamentale che l’Amministrazione non faccia più di quello che sarebbe sufficiente fare”.

Vittorio Ballestrazzi, Modenacinquestelle.it, ha comunicato di aver fatto un sopralluogo alla moschea: “La ristrutturazione è necessaria, l’edificio è fatiscente”, ha detto spiegando inoltre che lo spazio di preghiera per le donne è inferiore perché, a differenza degli uomini, non sono tenute a recarsi in moschea.

Per il Pdl, Andrea Galli ha riconosciuto il diritto di tutti i cittadini ad avere luoghi di culto, ma ha chiesto “la stessa sollecitudine dimostrata dalla maggioranza anche quando si parla del crocifisso tolto dal Consiglio”. Il consigliere è poi uscito dall’Aula durante il voto in polemica con l’intervento del sindaco.

Olga Vecchi, Pdl, si è detta d’accordo sulla necessità di integrazione per lo sviluppo del Paese: “Condividiamo quindi la scelta di realizzare un luogo di culto dignitoso dove questa gente possa pregare. Chiediamo loro aiuto, però, perché anche i cattolici possano avere luoghi di culto negli altri Paesi”.

Gian Carlo Pellacani, sempre del Pdl, ha definito “legittima” la richiesta della Comunità islamica, “ma il gruppo Pdl si asterrà sulla delibera per le anomalie procedurali rinvenute – ha detto – come il fatto che un consigliere (Maurizio Dori, Pd) si sia fatto portavoce della comunità a fini politici”.

Eugenia Rossi, Idv, si è detta perplessa “per i modi in cui è stata condotta la discussione, trascinata in un ambito religioso e addirittura in un conflitto ideologico. Stiamo discutendo di una variante urbanistica non dei massimi sistemi”.

Stefano Barberini, Lega nord, ha ricordato la necessità dell’integrazione per chi vive nel rispetto delle regole, ma ha sottolineato “come aziende private impieghino anni per ottenere una variante. È la prova che questa Amministrazione naviga a vista. Non ci opporremo alla delibera, ma ve la ricorderemo ogni volta che qualcun altro avrà la stessa esigenza”.

Per il Pd, Ingrid Caporioni ha ringraziato la Comunità islamica, perché “si sta facendo carico di una riqualificazione importante della zona: ristruttura e impiega un immobile in disuso che diversamente sarebbe stato vuoto e oggetto di problemi di sicurezza”.

Maurizio Dori, Pd, ha letto una lettera in cui i Giovani musulmani di Modena hanno precisato che la presenza di sale di preghiera separate per donne e uomini “non rappresenta una forma di sottomissione della componente femminile, ma deriva dalla volontà di evitare ogni tipo di distrazione”.

Per Cinzia Cornia, Pd, “non possiamo ragionare ancora in forma di simboli contrapposti: se cittadini italiani chiedono di realizzare un luogo di culto è una cosa normale, mentre qui si sono fatti discorsi da crociate”.

Stefano Prampolini, Pd, ha evidenziato come “l’associazione islamica che gestisce la moschea abbia buoni rapporti con l’Amministrazione, con cui organizza iniziative volte all’integrazione. Proprio per le nostre radici cristiane – ha aggiunto – tolleriamo le altre religioni”.

Paolo Trande, capogruppo Pd, ha evidenziato come in tutti gli interventi “le valutazioni andassero al di là degli argomenti tecnici” e ha auspicato un largo consenso su una delibera “che attiene i principi della Costituzione”, ricordando che “furono prevalentemente i costituenti cattolici a volere l’articolo sul rispetto per religioni e culture diverse”.

Per Federico Ricci, Sinistra per Modena, “il progetto non si può rimandare ulteriormente. Condivido le parole di don Gallo – ha detto – che quando gli hanno chiesto che cosa desiderasse in regalo per il suo compleanno ha risposto ‘una moschea per i miei fratelli musulmani’”.

Nel dibattito è intervenuta anche Francesca Maletti, assessore comunale alle Politiche sociali, che ha fornito qualche dato sulla presenza islamica a Modena, precisando che l’associazione che gestisce la moschea non aderisce all’Ucoi e che, come la religione islamica, “anche quella ebraica e, prima del Concilio, quella cattolica prevedono aree divise per uomini e donne”.

Il sindaco Giorgio Pighi ha sottolineato che con la delibera “diamo risposta all’esigenza che cittadini e migranti di fede islamica hanno di esprimere la loro fede, come previsto dalla Costituzione. Le moschee non sono parrocchie, perché diverso è il quadro religioso, se le si valuta in base alla conformità ad altri luoghi religiosi si cade in pregiudizio”.

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In conclusione di dibattito, l’assessore alla Programmazione e gestione del territorio Daniele Sitta ha invitato a riportare al merito la discussione e a considerare la delibera per il suo contenuto: “L’intervento va a dare ordine, decoro e sicurezza dal punto di vista della viabilità a un luogo di culto già esistente, non va caricata di ulteriori significati”.

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