Bper approva taglio di 1.300 posti e chiusura di 270 filiali. La Lega chiede un tavolo

Interrogazione del consigliere regionale della Lega, Marco Pettazzoni: “Situazione preoccupante, il Governo regionale si attivi per convocare tavolo istituzionale a tutela dei dipendenti”

E' stato approvato ieri il piano industriale di Bper per il 2019-2021, nel quale è previsto per l'ultimo anno un utile netto di circa 450 milioni di euro. Il piano prevede però una riduzione del personale di 1.300 unità complessive: sono in programma oltre 1.700 uscite di cui 1.500 attraverso un fondo di solidarietà e 230 con la riduzione del ricorso da parte dell'istituto di credito al lavoro interinale. Saranno invece all'incirca 400 le assunzioni che compenseranno i tagli.

Il piano - che contiene moltissime novità e una ristrutturazione delle società del gruppo - non è però passato inosservato agli occhi della politica. E' in particolare la Lega ad intervenire esprimendo grande preoccupazione: “Quello presentato nei giorni scorsi da Bper Banca è senza dubbio un piano industriale di “lacrime e sangue”per quanto concerne il piano occupazionale che, sino ad oggi, l'ex istituto modenese, oggi controllato dal gruppo Unipol, aveva garantito ai nostri territori. L'annuncio della chiusura di 230 filiali (il 16% del totale, ndr) e la riduzione dell'organico di 1.300 persone, se confermati, avrebbero delle ricadute pesantissime sul territorio”, afferma il consigliere regionale della Lega, Marco Pettazzoni.

L'esponente del Carroccio questa mattina ha depositato un'interrogazione in cui chiede alla Giunta di viale Aldo Moro “la conferma del pesantissimo taglio di personale previsto nel nuovo piano industriale della banca” e se “alla luce dei 1.300 esuberi previsti intenda attivare un tavolo istituzionale con Bper per tutelare i lavoratori che si troverebbero fuori organico”.

“Se è vero che Bper rappresenta storicamente uno degli istituti di credito più radicati e maggiormente rappresentativi del nostro territorio – sottolinea Pettazzoni – è anche vero che la riorganizzazione del Gruppo, (allargatosi oltre i confini regionali a seguito dell'acquisizione dell'intera quota azionaria di Banco di Sardegna) e il fatto che oggi sia finito nell'orbita di controllo del Gruppo Unipol, fa sì che i tavoli di confronto sul nuovo piano industriale debbano necessariamente varcare i confini provinciali, per arrivare a quelli regionali e, non da ultimo, nazionali. A questo proposito, è preoccupante che ci venga riferito che, a seguito della presentazione del nuovo piano industriale, diversi sindaci emiliano romagnoli avrebbero chiesto un incontro ai vertici dell’Istituto bancario senza, però, aver ancora ricevuto alcuna risposta”.

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