Processo Aemilia, la Regione in aula: "Non solo morali, danni veri per la nostra economia"

Il processo in corso nel capoluogo emiliano anche grazie allo stanziamento di 450mila euro da parte della Giunta regionale, che si sono sommati agli altri 700 mila precedentemente stanziati per sostenere la prima fase del dibattimento a Bologna. La Regione chiede il riconoscimento sia del danno civile sia del danno patrimoniale

L’impegno contro la criminalità organizzata della Regione Emilia-Romagna, il danno subito, civile e patrimoniale, e le attività di prevenzione all’infiltrazione delle mafie nell’ambito della ricostruzione successiva al sisma del 2012. Si è articolata su questi tre filoni principali la deposizione resa oggi in aula a Reggio Emilia - dove si sta svolgendo il processo scaturito dall’inchiesta “Aemilia” - dall’assessore regionale alle Politiche per la legalità, Massimo Mezzetti, in qualità di delegato del presidente della Regione Emilia-Romagna per rappresentare l’ente costituitosi parte civile. Un dibattimento che è possibile tenere nella “sede naturale” di Reggio Emilia grazie allo stanziamento di 450mila euro deciso nei mesi scorsi dalla stessa Regione, che si sono aggiunti agli altri 700 mila precedentemente stanziati per sostenere la prima fase del dibattimento a Bologna.

“Oggi - ha dichiarato dopo l’udienza il presidente Stefano Bonaccini - abbiamo ribadito l'importanza dell'impegno della Regione nella lotta contro la criminalità organizzata. I danni per il territorio non sono solo quelli morali o di immagine, ma incidono direttamente sull'economia, con gravi distorsioni per il mercato e con il rischio concreto di disincentivare gli investimenti nazionali ed esteri in Emilia-Romagna, una regione che da sola vale il 9,1% del Pil nazionale. La costituzione di parte civile, quindi- ha aggiunto Bonaccini- non è affatto solo un atto simbolico, è invece doverosa perché le istituzioni devono avere la lotta alle mafie e all'illegalità quale pilastro dell'azione di governo".

E proprio l’aspetto correlato al danno civile è stato affrontato in aula dall’assessore Mezzetti, che ha confermato come “l’'esistenza in un determinato territorio dell’associazione mafiosa 'ndrangheta implichi l’instaurazione e il consolidamento in settori della vita socio-economica dei metodi di intimidazione, di omertà e di sudditanza psicologica, e come quindi tale sistema criminale abbia deformato il corretto svolgersi del vivere civile, alterando l'immagine fisiologica dell'Ente e pregiudicando investimenti e attività produttive”.

In particolare, dal punto di vista del danno patrimoniale, ha detto Mezzetti, “si deve considerare la lesione delle potenzialità economiche, dello sviluppo turistico e delle attività produttive che consegue all’operatività delle consorterie criminali sulle aree di riferimento”. Indici presuntivi che possono essere applicati anche rispetto all'esistenza di un danno non patrimoniale. Da questo punto di vista, come emerso dalla dichiarazione dell’assessore regionale, “deve considerarsi in primo luogo il danno all'immagine della Regione in quanto Ente territoriale, pregiudicato dal fatto di essere stato teatro di realtà delinquenziali infamanti”.

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