Modena fa il punto sul sistema affidi. "Interamente pubblico, 125 minori coinvolti"

A gestirlo sono i Servizi sociali e l’Ausl, senza affidamenti esterni. Procedure e metodi di lavoro illustrati in Commissione consiliare Servizi in previsioni del divbattito consiliare che verrà sollevato dopo lo scandalo dell'inchiesta di Bibbiano

Il dibattito sul tema degli affidi dei minori è da molte settimane al centro dell'agenda politica dopo le rivelazioni dell'inchiesta che ruota intorno a Bibbiano e alla Val d'Enza, con inevitabili riverberi anche nel modenese e più in generale in Emilia. Così, in vista del dibattito che avrà luogo in Consiglio Comunale nei prossimi giorni con la discussione di diverse interrogazioni, si è tenuta ieri la Commissione consiliare Servizi convocata dal presidente Tommaso Fasano proprio per fare il punto su “Il Sistema degli affidi a Modena”. 

Oltre all’assessore alle Politiche sociali Roberta Pinelli, sono intervenuti il dirigente Settore Politiche sociali Massimo Terenziani, la dirigente Servizio Sociale Territoriale Giulia Paltrinieri, la dirigente Servizio Gestione dei servizi diretti e indiretti Annalisa Righi, la responsabile Tavolo Affidi Chiara Neviani. Per l’Ausl erano presenti il direttore del Distretto di Modena Andrea Spanò, la responsabile Servizio di Psicologia Clinica Giorgia Pifferi, la responsabile Servizio di Psicologia minori e famiglie Luisa Lombardi.

"Prevenire l’abbandono e garantire al bambino la possibilità di essere educato nella propria famiglia d’origine è un obiettivo primario per i Servizi sociali del Comune di Modena. Solo in caso di pericolo o pregiudizio per il minore, il Tribunale ne dispone l’allontanamento dalla famiglia e la presa in carico da parte dei Servizi socio sanitari che agiscono in un percorso strutturato in cui i professionisti si muovono all’interno di una metodologia che prevede diversi dispositivi di controllo. Il sistema valutativo e progettuale degli affidi a Modena viene infatti gestito interamente dal Servizio Sociale comunale unitamente al Servizio di Psicologia clinica dell’Ausl, ovvero non ci sono affidamenti a soggetti esterni di alcun tipo.   Inoltre, anche nel caso di un affidamento eterofamiliare, mentre si assicura al minore una collocazione che ne garantisca uno sviluppo psicosociale equilibrato, vengono attivati interventi di sostegno del nucleo genitoriale naturale lavorando quindi per il rientro nella famiglia d’origine", ha spiegato Pinelli.

Attualmente nel territorio comunale sono 125 i minori affidati a famiglie; 74 di loro sono stati affidati con sentenza definitiva del Tribunale. Si tratta spesso di bambini grandi, difficilmente adottabili oppure per i quali, nonostante sia accertata la non recuperabilità delle competenze genitoriali, il Tribunale minorile valuta sia necessario non recidere ogni rapporto con i genitori naturali, come accadrebbe tramite l’adozione. In questi casi quella affidataria diventa la famiglia prevalente per il minore e il Servizio sociale garantisce incontri protetti con i genitori naturali 2-3 volte l’anno.

Come lavorano i Servizi sociali di fronte ad una segnalazione

Il processo di lavoro coinvolge una molteplicità di soggetti (la famiglia, la scuola, i servizi sociali e sanitari, la Procura, talvolta anche forze dell’ordine) e prevede diversi esiti a seconda dei fattori di rischio e di protezione del minore che emergono dalle valutazioni effettuate a più livelli da équipe multi professionali. Del team multidisciplinare fanno sempre parte l'assistente sociale e lo psicologo a cui si aggiungono, a seconda delle problematiche del minore e della famiglia, il neuropsichiatra, l'educatore professionale, lo psichiatra, l'esperto giuridico ed altre figure specialistiche.

Se vengono ravvisate condizioni di rischio, si cerca innanzitutto di condividere con la famiglia un progetto di sostegno alla genitorialità che consenta di mantenere il minore all’interno della famiglia attivando servizi semiresidenziali diurni, interventi educativi, centri di aggregazione giovanile, rete del volontariato, affidamenti part time che consentono al ragazzo di trascorrere alcune ore o giorni in una famiglia affidataria.

Nel caso non sia possibile il mantenimento nella famiglia naturale, per la grave inadeguatezza dei genitori e la necessità di collocare il minore diversamente, si ricorre ad affidi parentali (presso parenti entro il quarto grado adeguati e disponibili a farlo con il sostegno, anche economico, dei servizi sociali) o eterofamiliari temporanei.

L’affidamento eterofamiliare presso una famiglia con caratteristiche morali e idonea formazione viene quindi attivato per accogliere minori che non possono restare nel contesto di origine e non hanno altri parenti adeguati o disponibili. L’affido eterofamiliare è a termine e, solitamente, dura due anni.

Gli affidi eterofamiliari possono avvenire con la condivisione dei genitori naturali o senza; in tal caso la decisione spetta al Tribunale dei minori che decreta, in totale autonomia, le misure di protezione del minore (con un genitore o senza) e di sostegno per la famiglia di origine e il minore stesso. Il Tribunale infatti ascolta direttamente i famigliari e i minori e procede a indagini attraverso i propri organi di Polizia Giudiziaria o incaricando dei periti/consulenti tecnici d'ufficio.

Lo scopo resta comunque quello di attivare interventi di sostegno del nucleo genitoriale naturale, assicurando nel contempo al minore, uno sviluppo psicosociale equilibrato e positivo, con l'aiuto di un'altra famiglia, lavorando affinché il minore possa fare ritorno nel suo nucleo familiare, anche se spesso non è facile.

Come si diventa famiglie affidatarie

Il percorso per diventare famiglie affidatarie, dopo un primo colloquio informativo con l’assistente sociale che partecipa al Tavolo per l’Affido, prevede la partecipazione ad un corso di formazione che il Centro per le Famiglie organizza due volte all’anno.

Terminato il corso, se i candidati confermano la disponibilità, inizia un percorso di conoscenza svolto dall’assistente sociale insieme allo psicologo. In vari incontri vengono approfonditi con gli interessati la motivazione, la storia personale e famigliare, organizzazione familiare, capacità genitoriali e si effettuano anche visite domiciliari dove si conoscono gli eventuali figli e il contesto abitativo.

Al termine del percorso, viene fatto un incontro di restituzione delle valutazioni effettuate e una raccolta delle specifiche disponibilità. In tal modo la famiglia viene inserita tra quelle disponibili all’affido. Sono circa una trentina quelle attualmente presenti nella banca dati dei Servizi sociali.

L’eventuale abbinamento degli aspiranti affidatari con un minore viene deciso dal Tavolo Affido che è composto da professionisti diversi rispetto all’equipe che valuta i bisogni dei minori. Ottenuta la disponibilità della famiglia, può iniziare il percorso di accoglienza del bambino e il percorso di sostegno al progetto di affido tendente al rientro del minore nella famiglia d’origine.

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