Ridurre la settimana di lavoro a 32 ore? Il sondaggio divide gli emiliani

La ricerca di un istituto modenese mette in luce come solo il 55% dei lavoratori a tempo indeterminato sarebbe favorevole ad un taglio, come proposto da L'Altra Emilia romagna che promuove i contratti di "solidarietà espansiva"

La riduzione dell'orario di lavoro a 32 ore? Piace, ma solo a poco più della metà degli assunti a tempo indeterminato. Per la precisione è il 55% dei lavoratori soprattutto giovani e laureati, che si sono detti favorevoli alla riduzione del loro orario di lavoro (quattro giornate libere in più al mese). Il 73% giudica "molto positivo l'effetto che avrebbe sull'occupazione in generale" mentre il 71% "riterrebbe vantaggioso l'impatto sulla propria vita di una giornata libera in più a settimana". 

I contrari alla proposta, invece, motivano il loro sfavore soprattutto in base al fatto che il "pur piccolo (8% sulla busta paga) sacrificio economico richiesto è impossibile da sostenere a fronte di stipendi troppo bassi all'origine". 

É l'esito di un sondaggio svolto tra marzo e aprile su un campione rappresentativo dei dipendenti a tempo indeterminato in Emilia-Romagna a cura dello studio MV di Modena (Demetra). Ai lavoratori, segmentati per età, sesso, reddito, mansione, titolo di studio, è stato chiesto il gradimento rispetto alla riduzione della settimana lavorativa proposta e l'impatto che una giornata libera in più avrebbe sulla gestione della quotidianità e sulla qualità della vita. 

La proposta è quella portata in Regione (se ne è parlato anche con la vicepresidente Elisabetta Gualmini) dal giuslavorista Piergiovanni Alleva, consigliere regionale dell'Altra Emilia-Romagna. L'Altra Emilia-Romagna, si legge in una nota, "ha inteso conoscere l'opinione e la valutazione dei lavoratori dipendenti rispetto al progetto di legge di iniziativa del consigliere Piergiovanni Alleva finalizzato a creare nuova occupazione per i giovani ed i disoccupati tramite la promozione della riduzione della giornata lavorativa attraverso i contratti di solidarietà espansiva". Nonostante il grande investimento di fondi pubblici (18 miliardi), il Jobs Act di Matteo Renzi "non ha prodotto nuova occupazione di qualità e soprattutto non ha avuto alcun effetto sull'altissima disoccupazione giovanile". 

Ora l'Emilia-Romagna "potrebbe essere invece la prima a dotarsi in Italia di uno strumento legislativo atto a favorire una rapida ed immediata crescita di occupazione aumentando al contempo la soddisfazione e la qualità della vita delle persone che potranno dedicarsi in misura maggiore ai propri interessi potendo meglio conciliare i tempi lavoro-famiglia". Il "modulo standard" di nuovo orario settimanale proposto prevede quattro giornate ognuna di sette ore e 30 minuti per un totale di 32 ore a settimana. "Questo significa, in termini puramente aritmetici, la creazione di uno 'spazio' orario da riempire con nuova occupazione pari a circa un quinto del totale, ovvero la creazione, ogni quattro posti di lavoro oggi esistenti di un quinto posto". In linea puramente teorica in Emilia-Romagna il provvedimento potrebbe portare fino a 400.000 posti di lavoro. "La Regione potrà garantire con un piccolo sforzo finanziario, e nei modi che saranno illustrati in conferenza stampa, la compensazione almeno parziale del 'sacrificio' retributivo dei lavoratori che accettano (la misura è totalmente volontaria e gestita tramite la contrattazione di secondo livello) la riduzione a part-time del loro rapporto".

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