Il commento | Stefano Prampolini, una candidatura per la città

L'esponente leghista, nominato dall'intero centro-destra come contraltare a Giancarlo Muzzarelli per la poltrona di primo cittadino, si è presentato in grande spolvero ad una variegata platea di  sostenitori: riuscirà ad avere la meglio?

Buona parte dei sondaggi che, da un po' di tempo a questa parte, vedono anche a Modena una sostanziale crescita del centro-destra e del Movimento 5 Stelle, sembrano far presagire una possibile svolta copernicana nella politica locale. Dopo 74 ininterrotti anni di dominino PCI, PDS, DS, e DEM l'inossidabile macchina da guerra costruita sulla base di un pluridecennale consociativismo tra istituzioni pubbliche, cittadinanza e soggetti sociale comincia a dare infatti segni di cedimento. All'interno dello schieramento di sinistra non poche sono le incomprensioni emerse tra vari esponenti di primo piano o con il mondo economico e le associazioni di categoria. Per non parlare poi delle critiche esplose in alcuni incontri di quartiere dove più di un militante ha avuto modo di contestare le politiche e i risultati riportati dall'attuale amministrazione comunale. Situazioni, queste, che hanno spinto lo stesso sindaco a richiamare tutte le forze di sinistra ad una unità di fondo sbandierando lo spauracchio di un possibile sorpasso elettorale. Non è dunque un caso che Muzzarelli sia stato costretto a ripresentare la propria candidatura, vista la pressoché totale assenza di altre figure di spessore all'interno del proprio schieramento politico.

Opposizioni in agguato

Ciò ha sicuramente spinto la Lega e tutto il centro-destra nel suo insieme a prendere fiducia e a cercare di cavalcare l'onda lunga di Salvini che in teoria dovrebbe estendersi anche all'ombra della Ghirlandina. Sarà, veramente, così? Riusciranno le opposizioni a diventare coalizione di governo? La scelta, quasi obbligata, di Stefano Prampolini è stata fatta sulla scia di una presunta stanchezza per una gestione amministrativa che negli ultimi anni non è riuscita a dare risposte concrete né in termini di sicurezza né in termini di qualità della vita. Una stanchezza che, tuttavia, dovrà essere suffragata dal voto. Basteranno l'ipotizzato 27% della Lega più forse un restante 10% complessivo degli altri partiti di centro-destra per arrivare al ballottaggio? E quanto inciderà la non minor preventivata crescita del Movimento 5 Stelle per niente interessato a stabilire un patto di alleanza con le altre opposizioni? E, inoltre, chi voteranno gli eventuali transfughi del PD nel caso di un epocale tradimento? Il M5S, connotato nella nostra zona più a sinistra, o la Lega?  

Una politica basata sulle competenze

Aldilà, comunque, di qualsiasi  ipotetica previsione, è più che mai lecito domandarsi con quali competenze riuscirà il centro destra a governare la città dovesse mai risultare vincente nella tornata elettorale di maggio. Ha fatto bene Prampolini a specificare nel suo discorso di investitura che una sua eventuale giunta comunale dovrà essere necessariamente composta da tecnici o perlomeno da persone esperte nei vari settori di intervento. Persone, che a suo dire avrebbe già identificato. Un risultato non da poco considerando lo scarso entusiasmo con cui a Modena i professionisti accettano proposte di carattere pubblico a discapito magari di attività bene avviate e sostanzialmente lucrose. Del resto quale altra strada avrebbe potuto intraprendere per accompagnare un programma di ambizioso cambiamento? Tornare alla logica della mera occupazione partitica che affosserebbe ancor più la città in una condizione di precarietà? Ciononostante, la Lega e il suo candidato dovranno dare spazio alle scelte anche degli altri partner della coalizione perché pur dando per scontato l'effetto nazionale, il solo dato del carroccio non sarebbe sufficiente ad arrivare sino in fondo. Non per questo, crediamo, che Prampolini abbia voglia di rispolverare il manuale Cencelli, ma sarà per lui importante trovare una sorta di convergenza sulle eventuali nomine all'interno di una squadra condivisa.

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