Venturi saluta e lascia l'incarico: "A marzo sono stato vicino al panico"

Il commissario incassa il plauso dell'Amministrazione Bonaccini e l'affetto di molti cittadini per essere stato il "volto" dell'emergenza e confessa: "Il momento peggiora a marzo, ho temuto che gli ospedali non reggessero"

"Mai avuti attacchi di panico, ma ci sono andato vicino". Lo confida il commissario per l'emergenza coronavirus Sergio Venturi, oggi al passo d'addio. "Mi fa piacere che dopo due mesi si apra una fase nuova", ha detto l'ex assessore tracciando un bilancio del suo operato accanto al governatore Stefano Bonaccini. "Se mi sono sentito perso? Forse proprio perso no- risponde Venturi durante la conferenza stampa in video tenuta oggi- ma vicino alla 'perdizionè si'. Quando il virus cresceva e non si fermava, quando poco dopo la metà di marzo siamo arrivati a quasi 1.000 casi al giorno. Quello è stato un momento difficile. Ero preoccupato che tenesse il sistema degli ospedali, certo, ma lo ero anche per la tenuta del mio equilibrio personale. Quelli sono stati i momenti peggiori".

Venturi, infatti, era chiamato anche in quei momenti a rassicurare durante le dirette social una popolazione spaventata e provata dal lockdown, sapendo che sarebbero state necessarie ancora settimane di sacrifici. Ora pero' "tutto fa vedere che i numeri sono in riduzione fortissima", la fase acuta è insomma alle spalle. Il commissario, che domani concluderà la propria esperienza, rievoca diversi temi caldi di questi mesi, come le difficoltà iniziali sui tamponi. 

"All'inizio- ricorda- avevamo due ospedali di riferimento a livello nazionale, lo Spallanzani e il Sacco. Poi i numeri sono diventati talmente importanti che hanno imposto che si utilizzasse quello che avevamo a disposizione in regione". Nella prima fase si facevano circa 2.000 tamponi alla settimana, ora sono cresciuti a 5-6.000 ma "sono sufficienti perchè praticamente non ci sono sintomatici nuovi". Questi numeri di tamponi pero', avverte Venturi, "non saranno sufficienti per l'autunno. Ma a metà maggio arriveremo a 10.000 e ci sarà il tempo per arrivare alle cifre che avete ascoltato in questi giorni", cioè 20.000 a settembre. Di certo "nessuno si aspettava una virulenza cosi'", sottolinea il commissario. 

Comunque, "oggi non abbiamo più difficoltà a reperire i tamponi e c'è una rete di tracciatori già sviluppata". Quanto alla geo-referenziazione dei contagi "la facciamo già col 118, la cosa che ha funzionato meglio" durante l'emergenza ("A Piacenza- sottolinea Venturi- erano abituati a fare 10-15 interventi, ma non sono comunque mai andati in difficoltà"). Ebbene proprio a partire dalla 'mappà degli interventi del 118 si puo' tracciare in qualche modo la presenza del virus.

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