Viaggio tra i castelli e leggende modenesi

Un viaggio alla scoperta delle leggende modenesi ambientate nei nostri antichi castelli

La dama bianca del castello di Carpi

Protagonista di questa leggenda è il castello dei Pio a Carpi, che in epoche passate ospitava una bellissima dama, moglie di uno dei signori Pio che governava la città. Non si conosce il nome della donna, forse era Bianca ma non si è sicuri, tuttavia si sa che il marito era davvero crudele, rozzo e rude. Un guerriero che faceva sfoggio delle sue capacità belliche, ma poi chinava il capo davanti ai signori di Milano. L'uomo fu crudele che fece uccidere la moglie e la fece gettare da una finestra del castello, ma prima che ciò accadesse la donna gli lanciò una maledizione e queste ebbe successo, infatti l'uomo sarebbe morto in una prolungata agonia.

Castello di Sestola

Fino al 1300 fu uno dei teatri di guerre più sanguinose d'Italia tanto che i cittadini di Sestola credevano fossero arrivati i demoni in quella zona. C'è chi parlava di spiriti dei soldati morti negli scontri che vagavano per i boschi in cerca di salvezza. Un'atmosfera maledetta colpì quella montagna finché nel 1575 San Carlo Borromeo non decise di recarsis alla rocca per placare l'ira del castello. Salì per la strada maestra, lungo un crinale scosceso. La salita era così ripida che il liberatore dovette fermarsi per riprendere fiato. Stanco fece cadere a terrra il suo cappello e si dice che, proprio nel luogo in cui il santo depose il cappello, si formò un cerchio della grandezza di una mano. Allora, San Carlo benedisse i dirupi sui quali sorgeva la fortezza, placando le anime inquiete di coloro che erano morti negli scontri, sotto a quelle mura.

Messer Filippo e la prigione di sangue a Spilamberto

Nel 1500 l'Inquisizione controllava la giustizia a Modena così come in Europa. Il protagonista di questa amara vicenda fu Messer Filippo, che condannato dall'Inquisizione per eresia venne rinominato il Diavolino, che fu rinchiuso nella prigione del Castello di Spilamberto. Un ambiente di 150 metri quadri dove il prigioniero soffriva freddo, reclusione e fame. Quei tre mesi di reclusione bastarono al condannato per impazzire. Ogni giorno doveva sopportare il dolore della sua ragione e con il sangue che usciva dalle ferite inferte durante la tortura scrisse sui muri la sua verità:  era stato ingannato da una donna, probabilmente sua amante, che temendo il marito lo fece imprigionare, ma mai Messer Filippo ebbe giustizia.

La leggenda del castello di Guiglia e il mistero del fiume d'oro

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Secondo una leggenda, presso il castello di Guiglia viveva a corte un prode cavaliere che era innamorato della figlia del castellano. Il loro amore era segreto. La ragazza venne messa in palio come premio di un torneo, così il cavaliere ne prese parte, ma il rivale lo spinse a terra conquistando il premio ambito. La fanciulla chiese al padre di annullare il torneo e di poter curare il cavaliere ferito, ma in seguito a quella scelta la ragazza scomparve misteriosamente, forse rapita dal vincitore della sfida. Il cavaliere era distrutto dal dolore e le sue condizioni tornarono ad aggravarsi, finché una notte non vide dalla sua finestra una donna che gli pareva la fanciulla amata. Senza pensarci su corse fuori dal castello tentando di raggiungerla, ma lei si disperse nella foresta lasciando dietro di sè una scarpetta d'oro sulla riva del fiume. Il cavaliere non sappe mai che si trattava di una fata, e rimase a fissare il fiume che cambiava colore diventando color ruggine a causa della scarpetta magica. Ancora oggi, l'erba ai bordi del fiume è macchiata di un color ruggine.

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