Il frisbee di Gabriele arriva in Polonia ed è subito oro in maglia azzurra

Gabriele Palmieri, 18 anni, Formiginese, da pochi giorni campione d'Europa di Frisbee con la Nazionale Italiana U20. Pillole di vita di un fuoriclasse di provincia

Se vi dicessi che un frisbee è capace di volare per 1248 km ci credereste? Forse no, ma come spiega Gabriele Palmieri ciò che sembra impossibile alle volte diventa realtà. Infatti il frisbee di Gabriele è partito da Formigine, è arrivato a Wroclaw, in Polonia, ed è rincasato solo dopo aver gustato il sapore della vittoria… in maglia azzurra.

Rappresentare un paese a 18 anni non è cosa per tutti, e farlo portando a casa una medaglia d’oro ai Campionati Europei di Ultimate Frisbee forse è solo per i 25 ragazzi del team della Nazionale Italiana U20. Ciò nonostante Gabriele ne parla con il sorriso e l’umiltà di chi sa che ha ancora tanto da imparare, tenendo a mente dove tutto è iniziato: i PGS Rams di Formigine, passato, presente e futuro del neo campione. E nessuno meglio della voce giovane e piena di speranza di Gabriele può raccontare la sua storia in continua evoluzione.

Nome: Gabriele. Cognome: Palmieri. Anno di nascita: 2001. Possiamo iniziare.

Com'è nata la tua passione per l'Ultimate Frisbee? C'è stato un evento particolare che ha fatto scattare la scintilla del tuo interesse?

“Ho giocato a basket per 9 anni, fino a quando il mio metro e settanta di altezza ha iniziato a non bastare più. Per me è impossibile stare fermo, così ho iniziato a guardarmi intorno. Mia sorella era in una compagnia di ragazzi che giocano a fresbee… si divertivano molto. Ho iniziato ad andare al parco con loro, i primi lanci, mi ci è voluto un po’ per prenderci la mano. Poi mi hanno chiesto di entrare in squadra. All’epoca i Rams (PGS Rams, la squadra di fresbee di Formigine, ndr) erano 7: nemmeno abbastanza per iscriversi ad un campionato. Qualche amico si è aggiunto, poi sono iniziati i campionati e… non ci siamo mai più fermati. Abbiamo scalato tutte le classifiche senza mai retrocedere o rimanere nella stessa categoria, fino a quest’anno, quando per una sola meta abbiamo mancato l’avanzamento in serie B. Una sconfitta pesante da affrontare e accettare, ma deve essere un nuovo punto di partenza”.

Raccontaci un po' della convocazione in Nazionale U20. Cosa hai pensato quando ti hanno comunicato che avresti dovuto rappresentare il nostro paese a livello internazionale?

“Giocare a fresbee per me è sempre stato giocare con la mia squadra, e la mia squadra erano i Rams, senza altre possibilità. L’idea della nazionale era avvolta da un’aura di intoccabilità… un sogno utopico che non avrei saputo come realizzare. Fino a che un giorno, ad un torneo a Trento, non abbiamo giocato contro la Nazionale Italiana U20, che si era iscritta per allenarsi in vista delle prossime gare. A fine partita ricordo che uno dei ragazzi della squadra mi disse: “Non siete male, potreste venire a fare i raduni di selezione, giusto per vedere se siete presi. Poi è comunque un’esperienza che fa salire di livello, c’è bisogno di gente nuova”. Dopo questa frase l’idea di entrare in Nazionale iniziava a prendere forma. Dopo qualche tempo, anche grazie al mio allenatore, Valerio Levizzani, io e altri cinque miei compagni di squadra andammo ai raduni di selezione. Eravamo più di 100 giocatori, e sapevo che ne sarebbero stati presi solo 25. Essendo le selezioni graduali, fino all’ultimo raduno non ho avuto la certezza di essere parte della squadra: molti dei ragazzi inoltre avevano già giocato in nazionale, e sapevo di avere ancora tanto da imparare. In ogni caso sarei stato sereno: i selezionati sarebbero dovuti andare in Polonia a rappresentare l’Italia, era un compito che richiedeva esperienza. Quando alla fine mi hanno comunicato che sarei definitivamente entrato a fare parte della squadra… non ci potevo credere, era la concretizzazione di un sogno”.

Quale pensi sia il vostro punto di forza, il segreto che vi ha permesso di alzare la coppa in Polonia?

“Penso che il nostro punto di forza sia l’unione. È stato bello sentir dire da coach di altre squadre che la nostra squadra fosse bella e unita, una nazionale che si comportava come tale. Io credo che la forza di una Nazionale risieda sì nell’avere tutti i giocatori forti, che non sbagliano un colpo, ma anche –e soprattutto- nell’intesa, nel rapporto che c’è fuori dal campo tra i giocatori. Le squadre che hanno giocatori molto forti ma che non vanno d’accordo l’uno con l’altro, oppure che hanno un pessimo spirito, secondo me non potranno mai raggiungere i risultati che hanno le squadre che si comportano da squadre: che vincono da squadre, che perdono da squadre.

Pensi che l'Ultimate sia uno sport che in Italia meriterebbe più attenzione? Cosa consiglieresti ai ragazzi che decidono di intraprendere il tuo stesso percorso?

“Io che conosco l’Ultimate, so che è uno sport vero e proprio, che ha delle regole, seguendo le quali ci si può divertire, e credo che in Italia –e ovunque- dovrebbe avere più attenzione. La gente è disinformata, non sa nemmeno che esista uno sport che si chiama Ultimate Frisbee. Quando mi chiedono “Che sport fai?” e io rispondo “gioco a frisbee”, le persone si mettono a ridere e mi dicono “ma cosa fai, vai a giocare col cane?”. Quindi… la gente dovrebbe sapere che è uno sport vero e proprio, e bisognerebbe anche far capire quali sono i veri principi dello sport. Anche solo il fatto che sia uno sport senza arbitro, quindi basato sul fair play, nel quale lo spirito del gioco è il fondamento del gioco. È l’essere corretti che permette di avere un buono spirito e di giocare a questo sport. Mi piacerebbe che tutti fossero più informati e che il frisbee venisse riconosciuto per quello che è: uno sport non solo bello da giocare, ma anche da vedere.  

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