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Il Ghetto e la Sinagoga di Modena. Storia e luoghi della comunità ebraica

 

Sarà capitato mille volte passeggiando per il centro di passare davanti a piazza Mazzini o lungo via Blasia o Fonteraso, senza sapere che quello fu un tempo l'area del ghetto ebraico di Modena. Infatti il legame con tra la nostra città e la comunità ebraica risale per lo meno al 1368, grazie ad un dato notarile secondo cui due modenesi vendettero all'ebreo Leone un orto. Poi il Quattroento la presenza ebraica in città crebbe sempre di più, e ancor più nel secolo successivo quando gli Estensi spostarono la capitale del ducato da Ferrara a Modena, seguiti da molti ebrei che passarono dallo Stato della Chiesa sotto il benestare di Cesare d'Este.

Tuttavia nel 1638 con Francesco I d'Este furono obbligati ad bitare nel ghetto che  si trova tra via Emilia e le attuali vie Blasia, Coltellini e Fonteraso. E così le case, a  causa della ristrettezza degli spazi, diventarono prima di cinque e poi di sei piani, e le vie sempre più strette. La situazione però mutò un secolo dopo con Francesco III che concesse agli ebrei l'esercizio di tutte le arti, pur dovendo avere comunque residenza nel ghetto. Questo lieve cambiamento non impedì ad ebrei come Israel Latis e Benedetto Sanguinetti a partecipare ai moti risorgimentali e nel 1848 gli ebrei furono di nuovo considerati uguali agli altri.

Oggi di quel periodo rimangono le vie laterali, come per esempio vicolo Squallore che grazie alle sue alte architetture racconta il ghetto che cresceva in altezza data la limitata area geografica a cui era stato destinato. Così come la Sinagoga, coperta non a caso da alberi  rispetto via Emilia, che fu realizzata nel 1873, ispirandosi a vari stili architettonici andando dal classico all'eclettico. Una testimonianza importante di una comunità che oggi vive ben integrata nella nostra città. 

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