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VIDEO | Il supporto psicologico ai dipendenti degli ospedali modenesi

 

Dott.ssa Paola Vandelli, Direttore Servizio Formazione, Ricerca e Innovazione: "Nell’attuale contesto sanitario, i nostri operatori sono largamente impegnati a fronteggiare e gestire l’emergenza, dovendo fornire, da un lato, risposte adeguate alla crescente e complessa domanda assistenziale e di cura (intesa sia come agire tecnico-scientifico che come agire relazionale) e, dall’altro dovendo anche tutelare la propria salute psicofisica e quella dei propri cari. I professionisti in questo periodo si trovano spesso ad operare in particolari condizioni di tensione emotiva e di stress e sono sempre più chiamati a fare appello alle proprie risorse personali per affrontare il dolore, la paura o la solitudine dei pazienti ricoverati e dei loro cari. Il rischio è quello di sviluppare, nel tempo, sintomi di “burnout”, di “compassion fatigue” o di “Stress traumatico secondario (STS)” (“trauma vicario”), tutti fenomeni, questi, che hanno a che fare con il carico emotivo o con l'impatto psicologico che il vissuto del paziente può avere sui professionisti. Per questa ragione, nell'ambito dei percorsi di consulenza psicologica, già presenti all'interno della nostra Azienda ed effettuati in collaborazione con il Servizio di Sorveglianza Sanitaria, si è ritenuto opportuno avviare, da subito, un servizio di consulenza e supporto psicologico ad accesso diretto (in presenza o a distanza), gestito direttamente dagli Psicologi del lavoro afferenti al Servizio Formazione, Ricerca e Innovazione, con l’obiettivo di supportare i professionisti impegnati in questa delicata fase e prevenire l’insorgenza, laddove possibile, di questi fenomeni.

Gli interventi stanno riguardando tutte le categorie di lavoratori, sia quelli in attività sia quelli in isolamento domestico perché risultati positivi al Coronavirus. In generale, dagli operatori emerge, oltre ad una certa fatica fisica (turni, vestizione/svestizione, la necessità di porre un’attenzione quasi ossessiva ai gesti fino a quel momento considerati routinari), anche una fatica psicologica legata all’incertezza per la durata dell’epidemia, alla complessità nella gestione dei familiari delle persone ricoverate, all’angoscia sperimentata in alcune situazioni emotivamente coinvolgenti, alla gestione della grande solitudine in cui versano i pazienti lontani dagli affetti familiari, fino alla paura di essere contagiati o alle condotte di “auto-isolamento” messe in atto per evitare il rischio di contagio dei propri cari. Riscontriamo, però, in modo molto positivo anche importanti fattori protettivi di salute, come la capacità di regolare le emozioni, l’ottimismo, la robustezza psicologica (hardiness), una empatia forte e determinata dal bisogno di aiutare l’altro, la capacità di adattamento al cambiamento, sia individuale che di équipe. Tutte queste caratteristiche rappresentano già nella normale pratica clinica le assi portanti delle professioni di aiuto, il fatto che siano presenti anche in un momento di così grande incertezza e di emergenza sono una riprova dell’alta professionalità dei nostri operatori.

Al fine di prevenire stress e burnout, nonché promuovere la salute psicologica dei nostri professionisti, risulta di fondamentale importanza intercettare i segnali e monitorare i fattori di rischio psicosociale legati alla situazione emergenziale in atto. L’intento nei prossimi mesi sarà quello di implementare le misure messe in campo dall’Azienda in tema di prevenzione e promozione della salute psicologica degli operatori, da un lato aumentando la disponibilità degli interventi individuali e di gruppo, dall’altro, attraverso la programmazione, a medio-lungo termine, di protocolli di ricerca dedicati ed interventi formativi e di supervisione di gruppo rivolti, in prima battuta, ai professionisti direttamente coinvolti nella gestione dell’emergenza in atto".

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