Accoglienza, a Modena i tagli del decreto Salvini restano solo sulla carta

Nel nostro territorio, come in altri, i nuovi bandi per l'accoglienza vanno deserti. Sono 1.446 i richiedenti asilo gestiti ancora con le cifre delle norme precedenti alla gestione Salvini. Incontro con i sindacati in Prefettura

Oggi sul territorio modenese sono accolti complessivamente 1.526 migranti e solo ottanta di essi sono gestiti in base ai nuovi criteri stabiliti dal governo e in particolare dal Ministero guidato da Matteo Salvini. Gli altri migranti sono ancora in carico ad alcune cooperative sociali sulla base di una proroga decisa dalla Prefettura e che scade il 30 giugno. In altre parole, i tagli stabiliti dal Decreto Sicurezza sono rimasti solo una teoria, mentre lo Stato continua a spendere le stesse cifre degli anni passati, i famosi 35 euro al giorno.

Della situazione si è parlato in un incontro richiesto da Cgil, Cisl e Uil alla prefettura di Modena. «Abbiamo espresso la nostra preoccupazione rispetto a due incognite – spiegano Daniele Dieci (Cgil Modena), Domenico Chiatto (Cisl Emilia Centrale) e Alberto Zanetti (Uil Modena-Reggio) – La prima riguarda le persone accolte: cosa succederà loro il 1° luglio, cioè una volta scaduta la proroga dei “vecchi” bandi? La seconda riguarda i lavoratori delle cooperative sociali che gestiscono i migranti. Si tratta di circa 200 persone, in maggioranza giovani con diverse competenze e professionalità, impegnate nell’accoglienza e integrazione. Rischiano il posto di lavoro e in più non possono accedere alla cassa integrazione guadagni, ma forse solo ad alcuni ammortizzatori sociali che prevedono scarse tutele sia dal punto di vista reddituale che temporale».

Cgil Cisl Uil hanno ribadito ai rappresentanti della prefettura di condividere il modello di accoglienza diffusa sul territorio e le politiche di integrazione che hanno caratterizzato negli ultimi anni la gestione modenese dei flussi migratori. «È un sistema di qualità che finora ha funzionato bene e ha garantito la coesione sociale delle nostre comunità – sottolineano Dieci (Cgil), Chiatto (Cisl) e Zanetti (Uil) – Non vorremmo che fosse smantellato, con il rischio di far entrare sul territorio soggetti che non hanno gli stessi valori e obiettivi di inclusione e inserimento sociale dei migranti».

La prefettura di Modena ha rassicurato i sindacati che si stanno compiendo tutti gli sforzi possibili per trovare una soluzione, nel solco di quanto già fatto in questi anni. Tuttavia pare evidente la discrasia tra le norme e la reale risposta del mercato: se le cooperative o i privati più in generale rinunciano a candidarsi per la gestione dell'accoglienza, l'unica alternativa è il crollo del sistema.

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