Alimentazione e pressione arteriosa: da Unimore uno studio completo sul potassio

Pubblicati sulla prestigiosa rivista statunitense Journal of the American Heart Association i risultati di un progetto di ricerca europeo coordinato da Unimore, che ha messo in evidenza per la prima volta la globalità degli effetti del potassio sulla pressione arteriosa

Un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Scienze Biomediche, Metaboliche e Neuroscienze di Unimore ha coordinato un progetto di ricerca europeo nel settore della sicurezza alimentare, i cui risultati sono appena stati pubblicati sulla prestigiosa rivista statunitense Journal of the American Heart Association.

La ricerca

Lo studio, che ha messo in evidenza gli effetti del potassio sulla pressione arteriosa, è stato finanziato dalla European Food Safety Authority (EFSA) nella forma di partnering grant, dedicato cioè a promuovere la collaborazione tra istituzioni scientifiche europee mediante lo scambio di esperienze e competenze scientifiche.

Lo studio, iniziato nella primavera 2018, ha messo a punto ed applicato una nuova procedura in epidemiologia nutrizionale, che ha permesso di analizzare in modo completo la relazione tra assunzione alimentare di potassio e pressione sanguigna. In tale analisi, per la prima volta nella letteratura scientifica sul potassio, è stata messa in evidenza una relazione a ‘U’ tra assunzione alimentare di potassio e livelli pressori (sia sistolici sia diastolici), da cui l’importanza di evitare sia una introduzione deficitaria di questo elemento (condizione purtroppo relativamente comune) sia un’eccessiva assunzione. In base alla meta-analisi generata dal progetto coordinato da Unimore, l’assunzione raccomandata appare essere di 3500-4000 mg al giorno.

 I risultati sono appena stati pubblicati sulla prestigiosa rivista statunitense Journal of the American Heart Association.

Si è trattato di un progetto innovativo – sostiene il Dott. Tommaso Filippini, igienista ricercatore a tempo determinato del Dipartimento di Scienze Biomediche, Metaboliche e Neuroscienze e primo autore dello studio - che ci ha dato molte soddisfazioni sia dal punto di vista scientifico che umano. Interagire con colleghi di  realtà internazionali è stata una esperienza molto positiva per la professionalità dei partner coinvolti. Sono convinto che si tratti di un traguardo importante soprattutto dal punto di vista della sanità pubblica, non solo per i nostri risultati su potassio e pressione arteriosa, ma anche per la possibilità di applicare tale metodologia nello studio di altre problematiche di salute. Rispetto alle metodiche precedenti, infatti, questa metodologia epidemiologico-statistica renderà possibile una più corretta valutazione degli effetti sanitari a vari livelli di esposizione di nutrienti o contaminanti alimentari, in modo da rispondere ai bisogni di salute della popolazione in modo più adeguato rispetto al passato.”

Chi ha lavorato al progetto

Insieme al team dell’Università di Modena e Reggio Emilia, composto dagli igienisti Prof. Marco Vinceti, Dott. Tommaso Filippini e Dott.ssa Marcella Malavolti, il progetto ha coinvolto altri tre Atenei: l’Università di Atene (Dipartimento di Igiene e Epidemiologia della Facoltà di Medicina), l’Università di Porto (Dipartimenti di Nutrizione e di Sanità Pubblica) e l’Università Karolinska di Stoccolma (Dipartimento di Sanità Pubblica Globale).

Per l’Università di Atene ha partecipato allo studio la Prof.ssa Androniki Naska, per l’Università di Porto i Proff. Pedro Moreira e Duarte Torres, e per il Karoslinska Institutet di Stoccolma il biostatistico di origine italiana Prof. Nicola Orsini. Un contributo aggiuntivo è stato offerto da uno dei maggiori epidemiologi in ambito cardiovascolare del mondo, il Prof. Paul Whelton, docente di ‘Global Public Health’ presso la Facoltà di Medicina dell’Università Tulane di New Orleans e componente del Collegio Docenti del Dottorato di Medicina Clinica e Sperimentale di Unimore.

Siamo molto contenti – afferma il Prof. Marco Vinceti, docente di Sanità Pubblica presso la Facoltà di Medicina di Unimore e coordinatore del progetto - della collaborazione stabilita nell’ambito di questo progetto europeo con gruppi molto qualificati nel settore dell’epidemiologia nutrizionale, e col Prof. Whelton a New Orleans. Abbiamo poi una particolare gratitudine verso il Prof. Orsini, biostatistico italiano che lavora a Stoccolma, per aver messo a punto e permesso di utilizzare in via preliminare una procedura statistica innovativa, denominata ‘one-stage meta-analysis’, che ci ha permesso di svolgere per la prima volta una meta-analisi dose-risposta sugli studi epidemiologici che hanno analizzato gli effetti della somministrazione di potassio sulla pressione arteriosa. I risultati ottenuti ci hanno stupito, non tanto e non solo perché hanno evidenziato effetti nocivi sia della carenza che dell’eccesso di potassio ma perché le analisi statistiche tradizionali avevano fornito risultati ben diversi, generando di conseguenza indicazioni nutrizionali parzialmente errate.

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